QUESTA DOCUMENTAZIONE E’ STATA RACCOLTA IN
INTERNET E REDATTA
DAGLI ALUNNI DEL CORSO
“ AL VIA LA
CITTADINANZA TELEMATICA DI CASORIA “
TENUTO PRESSO IL NOSTRO
CENTRO TERRITORIALE
PERMANENTE,
DAL 6/2/2004 AL
31/5/2004
TUTTO CASORIA
o quasi……

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Lo Stemma di Casoria appare già
in opere storiche della fine ‘800, come riscontrato nel XXIV volume de
"La Patria – Geografia dell’Italia" di Gustavo Strafforello. PERSONAGGI ILLUSTRI |
CASORIA “CAMPANIA FELIX”
Il nome di Casoria, si ritiene abbia origine dalla
definizione Casa Aurea, poi diventata Casaurea, e successivamente Casoria.
Secondo alcuni Casoria deriverebbe invece da "Casa Mauri". Il nome
appare comunque per
la prima volta
in una cronaca dei
Duchi di Capua
scritta da un anonimo nel
948-949.
Casoria è indubbiamente una delle più fiorenti cittadine della "Campania
felix". Adagiata in una fertile pianura attaccata al territorio
metropolitano, in vista del Vesuvio e della prima giogaia degli Appennini, essa
non è nuova ai fasti opimi dell’agricoltura e del commercio, anzi fin da epoca
remota è stata una perla floridissima della nostra lussureggiante regione.
Poche tracce sono conservate oggi dal più remoto passato del primo nucleo ove
attualmente sorge Casoria.
Tra queste è una lastra di marmo con epigrafe greca e latina risalente al 194
d.C. forse copertura tombale venuta alla luce da scavi casuali nella contrada
Carbonella e conservata oggi nella sala epigrafe del Museo di Napoli.
Da questa lastra si deduce che in quel lontanissimo periodo il luogo doveva
essere addetto a riunioni mistiche di un collegio di donne celebranti i misteri
della dea TELBIA CASTIA. Dall’epigrafe risulta inoltre la costruzione di un
tempio dedicato ad Artemide (particolarmente venerata a Napoli).
Un antico documento storico rinvenuto è la lapide del sarcofago del guerriero
Iacopo da Fano, che, venuto in Casoria al seguito di Innocenzo IV nel 1254,
morì nel 1281 e fu sepolto in una Cappella che sorgeva sullo stesso luogo
dell’attuale chiesa di S. Benedetto. Si può dire che le origini di Casoria
risalgono al V secolo d.C.
Da importanti documenti storici esistenti nella Biblioteca della Badia di
Montecassino si rivela che questo fertile territorio, chiamato "agro
gentiano" fosse di proprietà della famiglia senatoriale romana degli
Anici, donato dal Senatore Equizio Anicio, padre di S. Mauro, attuale
protettore di Casoria, a S. Benedetto da Norcia, con atto di donazione del
15/07/529.
Dopo la morte di S. Mauro, Monaco Benedettino, i religiosi di Montecassino,
recandosi a Casoria, ogni anno, per il raccolto, edificarono una Cappella in
onore di S. Mauro per la celebrazione dei loro riti.
Più tardi sorse un’altra chiesa, poco lontano, in onore di S. Benedetto.
In seguito, i Benedettini, persero quel vasto territorio, lo riebbero, e
nell’anno 924 lo perdettero definitivamente, ed il campo "Gentiano"
venne frazionato e venduto.
Presso la biblioteca Nazionale di Napoli, esistono libri storici da cui risulta
che diversi sono stati i feudatari che hanno dominato su questo territorio,
allora di 4000 moggia di terreno, e cioè, Isabella, moglie di Giovanni de
Cipolla; Carlo di Sanframondo; Giacomo di Costanzo; Lucio De Sangro e Lucrezia
Brancaccio.
Ma, in tali e tanti passaggi di dominio, gran parte del territorio fu perduto
ad eccezione di una fertilissima zona che tuttora conserva il Comune di
Casoria, limitrofa a Ponticelli (Sez. di Napoli) e che si estende fino alla
frazione Arpino, limite di confine con Napoli. Durante il periodo Longobardo il
territorio gentiano fu tolto ai religiosi cassinesi, frazionato e venduto a
privati e una sola parte fu conservata e ceduta al Comune di Casoria.
In quel tempo inoltre, venivano chiamati Casarii gli abitanti di rudimentali
capanne; queste ultime venivano dette "Casuri" che significò, appunto
"Case povere". Ciò, quindi, fa supporre che il primo nucleo abitato
fosse costituito da qualche gruppo di case rustiche, capanne di paglia e di
saggina, tutt’al più con base di pietra come se ne costruirono fino al 1860.
Nel Medioevo il villaggio di Casoria divenne feudo, passando dal vassallaggio
all’Arcivescovo di Napoli nel 1279 alla proprietà di vari signori; nel 1428
Casoria faceva parte di un unico feudo con Casignao e Olivola.
Dopo il 1580 probabilmente i cittadini di Casoria riscattarono la loro patria
dal gioco baronale e si aggregarono al Real Demanio. Secondo quanto riportato
da Paone, nella "Appendice alla vita di S. Mauro", nel 1631 il
territorio di Casoria fu messo all’asta essendo stata decretata, dal Vicerè
Spagnolo di Napoli la vendita di terre e villaggi del Napoletano. Gli abitanti
del villaggio(trecento famiglie) tuttavia si ribellarono a tale
imposizione accettando invece di pagare una forte somma per il loro riscatto (pari
a dodicimila ducati)
A quel tempo Casoria aveva 1600 abitanti e faceva parte dei numerosi
"casali" dell’ "ager neapolitanus" dei quali, nel periodo
vicereale, era frequente la vendita a privati per rimpinguare le finanze dello
Stato.
La feudalità si estende realmente solo alla fine del XVIII secolo; durante il settecento,
infatti, si avvicendarono al possesso di Casoria le famiglie SANGRO e RONCHI.
Giulio Comite, regnando Carlo III di Durazzo, acquistò il feudo che più tardi
passo a Fabio Capece Galeota.
Fu riscattata la seconda volta e definitivamente dal casoriano Giovanni Pisa,
Sindaco dell’epoca, con istrumento 15/4/1631 del Notaio di Corte Massimini
Passari, con l’intervento di don Ferdinando Afan Enriquez de Ribera, duca di
Alcalà, Vicerè del Regno di Napoli, Giulio Comite, Giovanni Pisa e il Deputato D.
Donato Ferrara.
I dintorni immediati di Casoria fino all’anfiteatro collinoso, dal medioevo al
secolo XIX, furono paludosi e malarici, tanto che il Lautrec, accampato col suo
esercito, in questo territorio nell’assedio di Napoli –1528- vi perdette due terzi
dei suoi soldati ed egli stesso morì.
Ma le paludi furono bonificate al principio del 1800 con una rete di canali di
43 Km ed i campi si resero ancora più fertili.
Casoria era un territorio di 4.000 moggia, le strade alquanto larghe e selciate
e non mancavano palazzotti di mediocre fattura.
L’economia era fondata essenzialmente sul commercio dei vini e sulla produzione
della canapa.
UNA "CASA D'ORO" NELL'ANTICA LIBURIA
Casoria, casale regio di Napoli, è situata sulla strada che
da Napoli conduce a Caserta, nella pianura vulcanica compresa tra i Campi
Flegrei ed il Vesuvio, chiamata nell'antichità Liburia. Il territorio occupava
il centro di una zona che, grazie alle bonifiche dello XIX secolo, fu liberata
dalla malaria e fu trasformata in un'area ricca di colture ortive. Il nome
della città appare per la prima volta in una cronaca dei conti di Capua,
scritta da un anonimo nel 948-949, ma quasi sicuramente l'abitato esisteva già
prima di tale data. Alcuni storici annoverano Casoria fra i villaggi sorti
durante la dominazione longobarda. In una carta dell'11 maggio 994 conservata
nell'Archivio di San Sebastiano a Napoli ed in altri documenti risalenti fino
al XIV secolo la città viene chiamata Casaurea, "casa d'oro, così detta,
secondo alcuni studiosi locali, per l'abbondanza di grano che arricchiva le sue
fertili campagne al tempo della mietitura. A questa etimologia sembra alludere
anche il distico latino collocato in calce allo stemma del paese: "Auro
potuit flavesece rura colunus ex auro potui condere et ipse domum" ovvero:
"Il colono che insegnò alla campagna a biondeggiare come l'oro potè egli
stesso dall'oro costruire la sua casa".
INTORNO AL MONASTERO
Secondo il cardinale Alfonso Capecelatro la città fu fondata
nel VI secolo dell'era cristiana, quando San Benedetto e il suo discepolo San
Mauro edificarono in questa zona due oratori e un ospizio monastico. I coloni
costruirono le loro case intorno ai due oratori e all''ospizio benedettino:
sorsero prima due parrocchie, una dedicata a San Mauro e l'altra a San
Benedetto, e in seguito a due piccoli agglomerati urbani che, unificatosi,
formarono la città di Casoria. Come tutti i casali napoletani, anche Casoria
era un operoso centro agricolo e artigianale che viveva prevalentemente di
commercio con Napoli: ogni giorno i contadini "scendevano" nella
metropoli partenopea per offrire uova fresche, pane di casa, vino prezioso e
delicato. Nel corso del Medioevo Casoria subì diversi passaggi di proprietà. In
un documento del 1098 si ha notizia della donazione di alcune terre, tra cui
Casoria, fatta da Riccardo II, principe di Capua al monastero di San Biagio di
Aversa.In una carta del 1115 si fa riferimento alla vendita di questi territori
"per duecento tarì d'oro" da parte di Regale, figlia di Sinibardo, a
Giovanni de Alberada. Anche in epoca angioina la città era sottomessa: nei
registri che abbracciano gli anni 1273-1279 si accenna ad un provvedimento di
sequestro di animali e di altri beni ai contadini in occasione di un tributo
che doveva essere pagato alla Magna Curia di Napoli. Negli anni 1327 e 1328
Casoria, insieme ai villaggi di Casignano e Olivola, ora distrutti, risultava
posseduta da Isabella consorte di Giovanni di Cippoia.Nel 1352 il feudo era
governato da Matteo di Sanframondo che aveva due figlie sposate con Giovanni
Pacifico e Galeazzo Del Tufo: alla sua morte il feudo fu diviso. Da un registro
del 1415 si ha notizia di un Carlo San Frjmondo che, sotto il regno di Giovanna
II, fu padrone di questo feudo, nel quale svolse la funzioni di capitano a
vita. Ancora nel 1452 il casale passò a Giacomo di Costanzo da Aversa e nel
1500 fu trasmesso a Lucio di Sagro, successore della famiglia del Tufo e a
Giuseppe Pacifico. Nel 1529 ereditò queste terre Placido di Sangro, al quale
successe Giovanni Antonio Pacifico che, nel 1561, vendette il feudo a Lucrezia
Brancaccio per 5200 ducati.
I RAPPORTI COL REGIO DEMANIO
Negli anni successivi Casoria attraversò vendite e
donazioni, passò a vari padroni fino al 1622: in quell'anno il Casale si riscattò
dal dominio del barone Nicola di Sangro, aggregandosi al Regio Demanio. Ma pur
essendosi liberata dal giogo baronale, Casoria fu ancora offerta al migliore
acquirente nel 1630; con la vendita dei casali, infatti, i viceré spagnoli
ricavavano somme ingenti che venivano utilizzate per sovvenzionare le
sfortunate imprese militari del re Filippo di Spagna. I Casoriani dovettero
fare enormi sacrifici per raccogliere i 6000 ducati da consegnare alle casse
del viceré e finalmente il 9 Marzo 1631, riuscirono a comprare la loro libertà
e ad aggregarsi al Regio Demanio. Nonostante l'impegno assunto dal viceré a non
mettere mai più all'asta il casale, esso fu venduto prima ad Eleonora Mansfeldi
e successivamente a Luigi Ronchi: ultimo possessore fu Fabio Capece
Galeota,presidente della Regia Camera. Solo con Carlo III di Borbone la città
riacquistò la sua libertà diventando per sua altitudine di 70 metri sul livello
del mare e la sua aria fresca ,un rinomato luogo di villeggiatura. La sua
importanza crebbe ancora con il decreto del 28 gennaio 1809, divenne uno dei
quattro capoluoghi di distretto della città di Napoli. La città fu inoltre
servita dalle prime linee ferroviarie: quella di Capua, che utilizzava il più
possibile la depressione del Sebeto, e quella per Aversa.
LA CHIESA DI S.MAURO
Il centro storico di Casoria è dominato dalla mole della
chiesa di San Mauro,la cui costruzione iniziò il 15 gennaio 1606 sul suolo
occupato dalla piccola chiesa preesistente che fu poi utilizzata come sagrato
del nuovo tempio. Il monumentale edificio di stile barocco,eretto con il
contributo del certosino Bonaventura Presti,è a croce latina,a navata unica con
cinque cappelle per ogni lato. All'incrocio della navata con il transetto si
sviluppa una ben proporzionata cupola,rivestita con lastre di piombo e alta 40
metri,che termina con un lanternino a pinnacolo sormontato da una sfera con
croce. L'aula è conclusa con un abside rettangolare,a destra della quale è
sistemata la sagrestia,mentre sul lato sinistro si stende la congrega di Santa
Maria della Pietà,grande ambiente da cui si scende nella cripta. La decorazione
dell'interno è molto sobria:una serie di lesene è addossata ai pilastri su cui
si impostano gli archi delle cappelle. Il soffitto particolarmente ricco e originale,è
ornato da intagli in legno dorato che inquadrano tre grandi tele attribuite a
Pietro di Martino, rappresentanti "Il Trionfo di San Mauro" "Il
Salvataggio del giovane Placido" e "La Resurrezione di un
ragazzo". L'altare maggiore è un opera settecentesca realizzata con marmi
policromi, sormontata da un quadro di Domenico Antonio Vaccaro raffigurante
"la Madonna delle Grazie tra San Mauro e San Gennaro". Tra le
numerose cappelle della chiesa la più grande è dedicata a San Mauro: nella
nicchia in fondo è sistemata la seicentesca statua lignea del Santo, di
scultore ignoto, mentre la parete destra è arredata da una tela di Angelo
Mozzillo raffigurante "Sant'Anna con la Madonna bambina" e "i
santi Mauro e Filippo Neri. Sul lato sinistro sono visibili la cappella di San
Francesco di Assisi,con la tela che raffigura "il Santo in Estasi",
la cappella del Sacro Cuore di Gesù e quella dedicata alla Sacra Famiglia. La
cappella di Monserrato è decorata da una tela seicentesca del Forlì
raffigurante " la Madonna di Monserrato e i Santi": vi si entra
attraverso una balaustra di marmo, tra due coppie di pilastri che sorreggono
l'organo ligneo costruito nel 1760. Il transetto contiene sul lato destro un
altare di marmo con la tela raffigurante "l'Immacolata Concezione", opera
di Domenico Antonio Vaccaro, mentre sul lato sinistro accoglie l'altare della
Visitazione con una tela sempre del Vaccaro, raffigurante "la Vergine e
Santa Elisabetta". Dal transetto si accede infine alla cappella di Santa
Maria dela Pietà,costruita insieme alla chiesa e decorata di stucchi e
pitture,tra cui un affresco con la "Crocefissione" di Pietro Di
Martino.Il Battistero accoglie il "fonte battesimale" con un angelo
orante di Lorenzo Vaccaro e una tela di Giuseppe Prisco con il "Battesimo
di Gesù". La facciata costruita successivamente alla chiesa, presenta un
ordine inferiore ripartito in cinque spazi con tre portali inquadrati da
lesene,mentre l'ordine superiore è tripartito con un finestrone circondato da
lesene che sorregono il timpano. Sul lato sinistro destro della chiesa si erge
il campanile costruito nel 1827 in pietra di tufo diviso in quattro piani con
finestre e alto 42 metri.
LE ALTRE CHIESE
Per visitare le altre chiese bisogna percorrere i vicoli di Casoria
che,per fortuna anche se bisognosi di opere di restauro, sono rimasti ancora
intatti a testimoniare l'antica storia della città.Gli ingressi alle case più
modeste sono piccoli, stretti e sopraelevati, mentre le case più ricche
conservano ancora l'antica struttura con il cortile centrale e grandi aperture
ad archi sulla via per consentire il passaggio dei carri carichi di grano ed i
canapa. L'edificio più importante è il settecentesco Palazzo Rocco dei conti
Rocco di Torrepadula: vi è annessa la Chiesa di Santa Mercede, cappella privata
della famiglia.
LA CHIESA DI SAN BENEDETTO
Sorge sul suolo dell'antico tempio,fu iniziata nel 1605 e
completata solo nel 1694 a causa di un incendio alla fabbrica.La chiesa è stata
restaurata, in seguito ai danni provocati dal sisma del 1980. La facciata è
barocca come anche il campanile che l'affianca restaurato nel 1930.L'interno è
navata unica :molto interessante è l'abside,che conserva una tela raffigurante
"San Benedetto" situata sull'altare di marmo policromo chiuso da una
bella balaustra chiusa da un cancello di ottone dorato. Dietro l'altare vi è
una lastra marmorea, al di sotto della quale si apre l'ipogeo con cinque piani
di catacombe:qui si trova il sarcofago del guerriero Jacopo Torello da Fano
che,venuto a Casoria al seguito di Innocenzo IV nel 1254,morì nel 1281 e fu
sepolto nella capella che sorgeva nello stesso luogo del'attuale chiesa.
Proseguendo nella nostra escursione,in via Padre Ludovico che è dedicata al
Beato Padre Ludovico,si incontra:
LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
I primi dati storici,relativi all'esistenza di una cappella
con l'ospedale annesso, risalgono al 1459.L'attuale costruzione fu completata
forse nel 1737 ma la scala di accesso,resasi necessaria per l'abbassamento del
livello stradale fu edificata nel 1857.La facciata è un delizioso stile
rococò,come anche l'interno ad una sola navata che termina con un altare di
marmo sormontato da una tela di Francesco Solimena raffigurante
"l'Assunzione della Vergine" e da un "Crocifisso ligneo" di
pregevole fattura. La chiesa è affiancata dall'ARCICONFRATERNITA DEL SANTISSIMO
ROSARIO,fondata nel 1563: vi si ammirano affreschi manieristici di Domenico
Ferrara con le "Storie di Gesù e della Vergine" e il pavimento
originario di pietra lavica decorata. Adiacente alla piazza principale
intitolata a Domenico Cirillo,ove vi sono le Sedi Municipali,si trova : LA
CHIESA DEL CARMINE,a una sola navata con facciata barocca,mentre il campanile e
il corpo della chiesa sono romanici. Sulla destra della piazza,si innalza: LA
CHIESA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO,dalla bellissima imponente facciata gotica, di
pietra di tufo.
Nella strada adiacente alla "vecchia" Sede Comunale si accede alla:
CASA DEL BEATO PADRE LUDOVICO DA CASORIA ora sede di un convento francescano.
Lontano dal centro storico, sulla strada verso Afragola,nella seconda metà del
1900 è stata costruita : LA CHIESA DI SANT'ANTONIO ABATE ,a pianta rotonda che
sostituisce nel culto un'altra piccola chiesa situata a poca distanza.
ALTRE NOTIZIE
Nel 1912 alcuni contadini portarono alla luce,a due chilometri da Casoria,una
grande lastra di marmo contenente un epigrafe in lingua greca e latina sulla
quale è inciso un decreto della FRATRIA NAPOLETANA DEGLI ARTEMISI, ora
conservata al Museo di Napoli. Inoltre scavi occasionali eseguiti nel XIX
secolo hanno portato alla luce sepolcri formati da grandi massi di tufo e
necropoli in cui sono state rinvenute grandi tombe di stile attico corredate da
oggetti di ogni sorta,vasi fittili figurati,piatti,tazze,ampolle e lucerne.
UN SIMBOLO DELLO SVILUPPO INDUSTRIALE
Un tempo Casoria sorgeva in una bella campagna a filari di
pioppi e viti,frammezzati da rigogliosi campi di grano. In seguito la città
subì un forte processo di industrializzazione che,sopratutto dopo il
1965,provocò una notevole espansione urbanistica e un parziale abbandono
dell'agricoltura. Casoria diventò il simbolo dello sviluppo industriale della
regione e offrì una "prova" delle trasformazioni geografiche e dei
riflessi urbanistici,sociali ed economici che possono derivare
dall'insediamento dell'industria in un mondo essenzialmente agricolo.
Costituitasi come uno dei più importanti centri industriali d'Italia, Casoria
dava lavoro a moltissimi operai che vi affluivano da Napoli e dai suoi sobborghi
e da altri centri della provincia.
L'ERA POST-INDUSTRIALE
E' la grande sfida del terzo millennio a cui l'intera Città di Casoria è
chiamata, affinchè le aree industriali dismesse divengano poli di sviluppo del
Settore terziario avanzato, dando di nuovo alla Città, come nel passato, quel
primato nel campo della laboriosità che gli è tradizionale.
via Europa - Rhodiatoce
Casoria: Il territorio fu oggetto di centuriazione sia all'epoca dei Gracchi (Ager Campanus I, circa 133 a. C.;) che in età augustea (Acerrae-Atella I;). Persistono labili tracce della prima centuriazione e segni un pò più evidenti per l'altra, fra cui la persistenza di un cardine che poi continua fin oltre l'abitato di Casavatore. Il centro, come testimonia il nome, dovette sorgere intorno ad una domus patritia ('casa aurea') dei cui proprietari non vi è alcun ricordo. La prima testimonianza scritta del centro risale all' XI secolo. Casoria fin dall'origine fu casale di Napoli e con la costituzione murattiana dei comuni fu elevato a comune, diventando capoluogo del secondo distretto nell'ambito della provincia di Napoli, pur non essendo il comune più popoloso. Il centro è riportato nella carta del Rizzi-Zannone. Negli anni settanta una forte immigrazione da Napoli lo fa diventare il maggiore comune dell'area atellana. La zona era di competenza della diocesi atellana ma dopo l'invasione longobarda passò alla competenza della diocesi napoletana.
Arpino: La zona di Arpino apparteneva alla città di Neapolis e fu centuriata in epoca augustea. Non si hanno notizie del centro in epoca medioevale. Nella carta del Rizzi-Zannone del 1793 già è riportato un piccolo nucleo abitato con il nome di Arpino. Il centro acquista notevole rilevanza demografica (circa 30.000 ab. oggi) in epoca recente, specialmente per immigrazione da Napoli. La zona è sempre stata di competenza della diocesi napoletana.
REPERTORIO CRONOLOGICO DELLE NOTIZIE
STORICHE SU CASORIA
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a. 1025: |
‘abitator in loco qui vocatur casa aurea ipsius neapolitane ecclesie’ (RNAM, vol. IV, doc. CCCXXVIII;) |
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a. 1271: |
‘Dominicus Surrentinus, in villa Casorie’, ‘Min (?) Sallanus, Ioannes de Sallano, Ligorius Sallanus, in casali Casorie;’, ‘Andreas Pinen[sis], in villa Casorie’, ‘Ligorius Sallanus, in casali Casorie’ (RCA, vol. VIII, doc. 104) |
|
a. 1278: |
‘homines de villa Casorie ...’, ‘... de villa Casorie’, ‘... de dicta villa Casorie’ (RCA, vol. XX, doc. 137. Nel documento sono riportati i nomi di oltre cinquanta uomini abitanti in Casoria) |
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a. 1472: |
'Paschalis Taurella de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 6, Notai diversi 1322-1541, Geronimo de Ingrignetto, doc. 69) |
|
a. 1477: |
'in villa Casorie pertin. Neap. u. d. la via de Cayvano' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 9) |
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a. 1477: |
'Ioya de Basili de S. Severino, habitatore ville Casorie pertin. Neap.' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 19) |
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a. 1477: |
'Minichello et Belardino Ferrario de villa Casorie', 'Raynaldo Russo de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 43) |
|
a. 1477: |
'Francisco Russo de villa Casorie', 'in pertinenciis dicte ville Casorie u. d. ad Casamerula' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 83) |
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a. 1477: |
'Leonectus Russus de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 115) |
|
a. 1477: |
'Minichello et Belardino Ferrario de villa Casorie', 'Raynaldo Russo de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 122) |
|
a. 1477: |
'Riczardo Russo et Pagano Russo fratribus de villa Casorie', 'Muscarello de Riccho de dicta villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 161) |
|
a. 1477: |
'apud villa Casorie pertin. Neap.', 'infrascriptis hominibus dicte ville vid. ... [seguono 26 nominativi]', 'territorium quod vulgariter dicitur la Padula de Casoria' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 171) |
|
a. 1477: |
'Sperantia Russo de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 181) |
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a. 1477: |
'Franciscum Ferrarium, abbatem Carolum et Augustinum Ferrarium de villa Casorie', 'loco u. d. ad Palmula', 'sitam u. d. ad Cava', 'sitam u. d. ad Padule alias ala torre de lo ciminarcha', 'u. d. ad Arpino', 'sitam u. d. ad S. Brancaczo' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 188) |
|
a. 1478: |
'Antonio Valentino de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 227) |
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a. 1478: |
'Leonectus Russus de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 250) |
|
a. 1478: |
'in pertinenciis ville Casorie pertin. Neap. in loco u. d. ad Baleri' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 275) |
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a. 1478: |
'Christoforo de Laerno de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 296) |
|
a. 1478: |
'Andriocto Scippa de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 376) |
|
a. 1478: |
'Iacobo de Borrello de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 420) |
|
a. 1478: |
'Andrea Russo de villa Casorie', 'in pertinenciis dicte ville Casorie in loco u. d. Porczano alias ad S. Maria ad Squillace i. bona ecclesie S. Marie de Porczano' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 421) |
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a. 1478: |
'positas in villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 424) |
|
a. 1478: |
'in pertinenciis ville Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 425) |
|
a. 1478: |
'Iacobello Valentino de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 432) |
|
a. 1495: |
'Gentilis de Luca de Casoria', 'Gentili de Luca de villa Casorie', 'in villa Casorie in loco u. d. a lo Caraczulo' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 2) |
|
a. 1496: |
'Mayellus de Leone de villa Casorie', in districtu dicte ville u. d. a lo Salvatore', 'in dictrictu dicte ville u. d. a le padula de lo cimiliarcha', 'in dictrictu dicte ville u. d. ad S. Sepulcro' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 47) |
|
a. 1496: |
'Minichellus de Marana de villa Casorie', in districtu dicte ville u. d. ad S. Sepulcro', 'in dictrictu dicte ville u. d. a lo Salvatore', 'in dictrictu dicte ville u. d. a le padula de lo cimiliarcha' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 48) |
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a. 1496: |
'Antonello Taurella de villa Casoria et Florita Palladina de villa predicta coniungibus' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 59) |
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Arpino: |
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a. 1477: |
'u. d. ad Arpino' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 188) |
CENNI GEOGRAFICI E TOPOGRAFICI:

Il
Comune di Casoria si estende su 12,03 Kmq.
Altitudine massima sul livello del mare: m. 70; minima m. 10.
Confina
ad ovest con Casavatore, a nord-est con Arzano, a nord con Frattamaggiore e
Cardito, a nord-est e ad est con Afragola a est con Casalnuovo, a sud-est con
Volla ed infine a sud con Napoli.
La parte vecchia di Casoria si trova sulla statale 87 (Sannitica), la frazione
di Arpino è situata sulla statale di via delle Puglie, in continuità con
Napoli; Casoria è, inoltre, attraversata dalla circumvallazione provinciale e
dal tratto terminale dell’autostrada del sole e dal raccordo con
Napoli,dall'asse mediano,dalla linea ferroviaria Roma-Napoli.
Casoria
ha struttura vulcanica; il terreno è formato da depositi di origine vulcanica
consolidati in banchi tufacei o in strati di pozzolana molto compatti misti a
strati di lapillo.
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12,03 Kmq. |
Popolazione al
censimento Ottobre 2001: n. 81.888 |
Densità: 6.806 |
Comuni limitrofi
SANTI E BEATI
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CHIESA DI S. MAURO In
sostituzione dell'originaria chiesa di S. Mauro nel 1606, fu iniziata la
costruzione attuale a croce latina ed a una navata più grande della precedente.
Nel 1621 fu terminata la crociera superiore con la cupola coperta di lastre
di piombo e con le due prime cappelle della navata. Eretta in Collegiata fin
dal 1702, bellissima basilica in stile romano, dichiarata monumento nazionale
per il soffitto a cassettoni decorato in oro zecchino eseguito sotto la
direzione di San Francesco de Girolamo 1660 - 1700 e per il suo battistero
marmoreo, artistico, di disegno assai pregevole. Vi sono dipinti di Andrea
Vaccaro e del Martino, discepolo di Luca Giordano. Di un certo pregio sono
l'altare maggiore eseguito nel 1775 quasi contemporaneamente al pulpito posto
a sinistra della navata ed all'organo ligneo dorato. Nella stessa chiesa vi è
la Congregazione di Maria SS. della Pietà, sul cui altare maggiore vi è un
dipinto, rappresentante la Deposizione, che pare sia dello Spagnoletto. |
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BEATO PADRE LUDOVICO DA CASORIA
Nato
11/03/1814 – Morto 30/3/1885
11/03/1814 – nascita di Arcangelo (P. Ludovico) da Vincenzo Palmentieri e
Candida Zenca.
17/06/1832 – fù vestito frate col nome di Fra Lodovico
1841 – Insegnò Filosofia
Roma
14/03/1852 – Acquistò il Convento della Palma
1856 – Istituì il Collegio dei Moretti mentre nel 1859 istituì quello delle
Morette.
Fondò scuole esterne, convitti educativi per orfani, accattoncelli e fanciulli
abbandonati.
Nel 1884 fondò l’Ospizio Marino a Posillipo per fanciulli scrofolosi.
Il nome di P. Lodovico da Casoria è noto per la vasta opera apostolica che
svolse a favore dei poveri, degli abbandonati e degli umili.
Tra i tanti benefattori vi furono Luigi Settembrini e Matteo Renato Imbriani.
Sia l’uno che l’altro ne presero le difese davanti al Consiglio Comunale di
Napoli, dichiarando il Settembrini “… riconosco ed ammiro la carità di P.
Lodovico…“, mentre l’Imbriani proclamava ad alta voce “Io sono cattolico, ma
del Cattolicesimo di P. Lodovico“.
P. Lodovico sostituì alla logica dell’odio e della sopraffazione, la logica
dell’amore e della pace
BEATA SUOR MARIA CRISTINA BRANDO (1856-1906)
Madre
Maria Cristina Brando nacque a Napoli il 1° maggio 1856 dagli agiati coniugi
Giovanni Giuseppe e Maria Concetta Marrazzo, morta pochi giorni dopo la nascita
della stessa Serva di Dio.
Dall'indole
mite e docile, ebbe in famiglia una fruttuosa e solida educazione religiosa e
ben presto mostrò segni d'una chiara inclinazione alla preghiera e alla
continenza.
Attratta
dalle cose di Dio, rifuggiva dalle vanità mondane, amava la solitudine, si
accostava spesso al sacramento della Penitenza e quotidianamente alla Santa
Comunione. Accogliendo l'insegnamento del Redentore (cf. Mt 5, 48),
soleva ripetere: “Debbo farmi santa, voglio farmi santa”. Dodicenne emise,
davanti all'immagine di Gesù Bambino, il voto di castità perpetua.
Quando
avvertì la vocazione alla vita consacrata espresse il desiderio di entrare tra
le Sacramentine di Napoli, ma le fu impedito dal padre. Ottenne però il
consenso d'essere ricevuta come candidata dalle Clarisse del Monastero delle
Fiorentine. Ma a causa della malattia fu costretta due volte a fare ritorno in
famiglia per curarsi. Guarita, ebbe il consenso di entrare nel monastero delle
Sacramentine. Nel 1876 vestì l'abito religioso e prese il nome di Suor Maria
Cristina dell'Immacolata Concezione. Però anche qui si ammalò; per cui fu costretta
a lasciare la strada che aveva intrapresa con tanto fervore. A
questo punto capì che era arrivato il momento di dare vita all'Istituto cui da
tempo s'era sentita chiamata. Perciò, mentre nel 1878 era a pigione presso le
Teresiane di Torre del Greco, gettò le fondamenta della nuova famiglia
religiosa, che attualmente ha il nome di Congregazione delle Suore Vittime
Espiatrici di Gesù Sacramentato, che crebbe rapidamente nonostante le
ristrettezze economiche e le opposizioni, nonché la salute precaria della
fondatrice.
Dopo
aver migrato per varie sedi, la comunità, dietro i consigli del Servo di Dio
Michelangelo da Marigliano e del Beato Ludovico da Casoria, prese domicilio in
Casoria, non lontano da Napoli. Il nuovo Istituto incontrò non poche e non lievi
difficoltà, ma fece in molti modi esperienza della divina Provvidenza e poté
confidare nell'aiuto di molti benefattori ed ecclesiastici, tra i quali spicca
il sacerdote Domenico Maglione. L'Istituto s'incrementò con nuovi membri e case
ed ovunque dimostrò devozione verso l'Eucaristia e solerte premura
nell'educazione di fanciulli e fanciulle.
Nel
1897 la Serva di Dio emise i voti temporanei, il 20 luglio 1903 la
Congregazione ottenne l'approvazione canonica dalla Santa Sede e il 2 novembre
dello stesso anno la Fondatrice, insieme con molte suore, emise la professione
perpetua.
Visse
con generosità la sua consacrazione, con perseveranza e gioia spirituale, e
ricoprì l'ufficio di superiora generale con umiltà, prudenza e amabilità, dando
alle consorelle continui esempi di fedeltà a Dio e alla vocazione e di zelo per
la crescita del regno di Cristo.
Percorse
la via della santità con volontà sollecita e generosa e, con l'aiuto della
grazia, progredì ininterrottamente nell'imitazione del Signore, nell'obbedienza
al Vangelo e nella cristiana perfezione. La Serva di Dio entrò il 20
gennaio 1906 nella vita eterna, che sempre aveva desiderato, preparandovisi con
molta diligenza fin dalla giovinezza.
Spiritualità
La
vita di Madre Cristina è stata sempre illuminata da una fede semplice, ferma e
viva, che alimentò con l'ascolto della parola di Dio, con la fruttuosa
partecipazione ai sacramenti, con l'assidua meditazione delle verità eterne e
con la fervida preghiera. Coltivò particolarmente la devozione verso l'Incarnazione,
verso la Passione e Morte di Cristo e verso l'Eucaristia. Per essere più vicina
con lo spirito e con il corpo al tabernacolo fece costruire una cella,
chiamata, a imitazione del presepe, “grotticella”, contigua alla Chiesa, che
aveva fatto edificare a Casoria. In questo luogo passò poi ogni notte della sua
vita, seduta su una sedia, a tener compagnia, nella veglia e nel riposo, a Gesù
Eucaristia.
Forte
fu la sua spiritualità espiatrice, tanto da divenire il carisma dell'Istituto.
Tra i frammenti autografi rimastici della sua autobiografia scritta in
obbedienza al direttore di spirito, leggiamo infatti:
“Lo
scopo principale dell'opera è la riparazione agli oltraggi che riceve il S.
Cuore di Gesù nel SS. Sacramento, specialmente tante irriverenze e noncuranze,
comunioni sacrileghe, sacramenti malamente ricevuti, SS. Messe pessimamente
ascoltate, e, quel che amaramente trafigge quel Cuore Santissimo, è che tanti
suoi ministri e tante anime consacrate a lui si uniscono a questi sconoscenti e
maggiormente trafiggono il suo cuore. (...) Alle Perpetue Adoratrici il divin
Cuore di Gesù ha voluto affidare il dolce e sublime ufficio di Vittime di
perpetua adorazione e riparazione al Suo Divin Cuore orribilmente offeso e
oltraggiato nel SS. Sacramento dell'amore. (...) Alle Perpetue Adoratrici di
vita mista, (...) il S. Cuore di Gesù affida il dolce ufficio di Vittime di
Carità e di riparazione; di carità perché viene loro affidata la cura delle
bambine”.
Da
questo secondo aspetto nasceranno poi le opere come conservatori femminili,
educandati, orfanotrofi, scuole interne ed esterne: tutto per riparare.
Infatti, portando la conoscenza di Dio ove non è conosciuto, lo si fa amare,
facendo evitare ai fratelli quelle offese che Madre Cristina visse per espiare.
Si
rendono così evidenti le due linee sulle quali si imposta il carisma che Madre
Brando ha trasmesso alle Suore Vittime Espiatrici: l'amore di Dio e quello al
prossimo, che la Beata definiva come “due rami che partono dallo stesso
tronco”.
|
Giulia
Salzano nacque a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, il 13
ottobre 1846 da Diego, capitano dei lancieri di Ferdinando II Re di Napoli, e
da Adelaide Valentino. Orfana di padre a quattro anni, fu affidata per la sua
formazione alle Suore della Carità nel regio Orfanotrofio di San Nicola La
Strada, ove stette fino all'età di quindici anni. Conseguito il diploma
magistrale, ebbe l'incarico di insegnare nella scuola comunale di Casoria
provincia di Napoli, ove si trasferì con la famiglia dall'ottobre 1865. L'insegnamento
fu coniugato con un notevole interesse per il catechismo e per l'educazione
alla fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, e coltivando la
devozione alla Vergine Maria. Unitamente
alla Beata Caterina Volpicelli propagandò l'amore e il culto al Sacro Cuore,
vivendo il motto: “Ad maiorem Cordis Iesu gloriam”. Per
la sua costante preoccupazione di far passare attraverso l'insegnamento e la
testimonianza la dottrina e la vita di Gesù, nel 1905 fondò la Congregazione
delle Suore Catechiste del Sacro Cuore. Consumò
la vita nel carisma della catechesi e affermava: “Io farò sempre il
catechismo, finché avrò un fil di vita. E poi vi assicuro che sarei
contentissima di morire facendo il catechismo”. Allo
stesso modo esortava le sue figlie: “La suora catechista deve sentirsi sempre
pronta in tutte le ore per istruire i piccoli e gli ignoranti, non deve
misurare i sacrifici che richiede tale ministero, anzi dovrebbe desiderare di
morire sulla breccia, se così piacesse a Dio”. Un
altro Beato, Ludovico da Casoria, quasi in tono profetico le predisse: “Bada
di non farti venire la tentazione di abbandonare i fanciulli della nostra
cara Casoria, perché la volontà di Dio è che tu viva e muoia in mezzo ad
essi”. E così fu. Morì il 17 maggio 1929. “Donna
Giulietta”, così chiamata dai cittadini di Casoria, lasciò viva fama di
santità, tanto che il 29 gennaio 1937 fu iniziato il Processo di
Canonizzazione. Il 25 gennaio 1994 fu consegnata la Positio, un voluminoso
dossier sulla vita, le virtù e la fama di santità, presso la Congregazione
delle Cause dei Santi e il 23 aprile 2002 Giovanni Paolo II ha disposto la
pubblicazione del Decreto con il quale veniva riconosciuta l'eroicità delle
virtù, attribuendo il titolo di Venerabile alla Serva di Dio. Il
20 dicembre dello stesso anno ancora Giovanni Paolo II, ha firmato il Decreto
con il quale viene riconosciuto il miracolo attribuito all'intercessione di
Giulia Salzano, dichiarandola “Beata”. Perciò per il suo carisma ella è
designata come Donna Profeta della Nuova Evangelizzazione. |
MAGLIONE E BRANDO, LE GEMME DI
CASORIA
Da Casoria (Napoli), Valeria Chianese
Il
nome del cardinale Luigi Maglione probabilmente suona noto a pochi poiché, come
conferma Francesco Sportelli, docente di Storia del Cristianesimo
all'Università della Basilicata, «non è mai stato fatto uno studio organico su
di una figura che è tra le più citate nelle fonti storiche per quanto riguarda
il periodo della seconda guerra mondiale». Nel convegno che nei giorni scorsi
le suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato hanno dedicato alla loro
fondatrice, madre Cristina Brando, in occasione del primo anniversario della
sua beatificazione, e appunto al cardinale Luigi Maglione, si è tentato un
approccio a questo uomo di Chiesa che fu segretario di Stato di Pio XII in uno
dei periodi più critici per il mondo e per la Chiesa. Due figure luminose, madre
Brando e il cardinale Maglione, entrambe fortemente legate a Casoria, un grosso
centro alla porte di Napoli, dove la prima diede vita all'istituto delle suore
Vittime espiatrici. Oggi, guidato da suor Gemma Imperatore, l'istituto conserva
il carisma immutato dedito alla preghiera e all'educazione. Il cardinale
Maglione, nativo di Casoria, fu nunzio apostolico a Berna e a Parigi negli anni
'20 del secolo scorso. Nella Lettera "Il Sacerdozio del cuore",
scritta in occasione della beatificazione di madre Brando, il cardinale Michele
Giordano dice: «Madre Cristina fu un'anima "ecclesiale" che sapendo
di essere corpo e membra di Gesù considerava quello che vedeva sull'altare un
simbolo di sé stessa, e quello che riceveva il suo stesso simbolo». Al convegno,
cui hanno preso parte anche il vaticanista Alceste Santini e monsignor Vincenzo
Pelvi, vescovo ausiliare di Napoli, si è tentato di «togliere il velo da una
piccola tessera che ha bisogno di essere studiata di più». La
"tessera" a cui ha fatto riferimento Sportelli è quella relativa allo
sforzo di Pio XII in favore della pace. «La strategia di pace di Pio XII ci fu
- ha sottolineato Sportelli -, non la si vuole accettare e leggere, e grande
parte vi ebbe il cardinale Maglione, compagno di studi e coetaneo di Papa
Pacelli. Scoprire il cardinale Luigi Maglione - ha concluso il docente -
significa anche cominciare a comprendere e a studiare partendo dalle carte.
Perché è così che si comprende la storia, gli anni più difficili per la Chiesa
e per l'Italia»
Il beato Padre Ludovico da Casoria
(1814-1885)
francescano, ardente testimone
della carità di Cristo
L'avventuriero dell'amore
C'è un detto di san Francesco - a lui attribuito dallo Specchio
di Perfezione, ma usato dal beato Egidio, uno dei suoi primissimi compagni
- che può essere assunto come emblema per rappresentare l'operoso impegno di
carità evangelica e francescana di P. Ludovico da Casoria (al secolo Arcangelo
Palmentieri): Tantum scit homo quantum operatur, «Tanto l'uomo sa quanto
opera». Quest'espressione che esprime la concretezza animosa di san Francesco,
sempre pronta a intraprendere, per amore di Dio, nuove grandi imprese, senza
riguardo alcuno alla stanchezza o alla malattia, si applica opportunamente a
Ludovico da Casoria perché la vera fisionomia, il vero volto e la santità di
vita vennero fuori splendidamente attraverso il fervore delle opere.
Francescano, annunciatore della gioia e dell'amore che il Poverello aveva
predicato, egli si accostò ai più poveri dei poveri. Si chinò verso di loro
come «Buon Samaritano» che si ferma sulla strada di fronte alle difficoltà di
coloro che soffrono, che si prende cura delle loro necessità, che si china per
lenire le ferite, che sa rendere concreta la speranza di una vita migliore.
Padre Ludovico, frate meridionale appassionato della carità, fu travolgente
nella sua attività in favore dei deboli. Ma il suo non fu vuoto attivismo: la
sua era un'azione senza soste guidata dal fuoco dell'amore per Dio e per i fratelli.
Oggi, di fronte all'estendersi delle sacche di povertà «tradizionale» e insieme
all'affacciarsi di nuove forme di povertà, l'opera di Padre Ludovico sarebbe
più che mai necessaria. Ma sarebbe esigente, efficiente, soprattutto efficace,
con quell'amore che «contagia» generando nuovo amore, nuova speranza di vita.
Sarebbe amorevole compagno di viaggio di disabili, tossicodipendenti,
immigrati, nomadi, barboni; amico e «padre» per quei minori che in tanti, nelle
strade del Sud, sono condotti da adulti senza scrupoli sull'abisso della
violenza, fino a diventare smarriti e disorientati sulla propria capacità di
ritrovare un retto percorso morale e di rispettare la propria stessa dignità.
Servire, educare, istruire: padre Ludovico raccomandava questo. Anche oggi
avrebbe molto da dire, molto da dare alla sua Casoria, al Mezzogiorno d'Italia,
al Sud del mondo. Sarebbe sicuramente protagonista di un cammino di sviluppo
autenticamente umano, Chiamerebbe per nome le ingiustizie; condannerebbe i
disonesti; prenderebbe le difese dei poveri, degli emarginati, delle vittime
della violenza, dei senza lavoro; reagirebbe indignato di fronte alla barbarie
mafiosa e camorristica. Sarebbe, come fu nel suo tempo, esempio limpido per i
laici sulla strada di una carità che sia non solo aiuto al fratello che soffre
ma autentica promozione umana. Una strada che dà qualità alla carità e la
carica di significati alti.
Sviluppo demografico dal 1459 al 2000

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Sindaci dal 1944 ad oggi |
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AMATO GIOVANNI |
1944 |
|
1946 |
|
|
dal 1946
al 1956 |
|
|
FORMICOLA LUIGI |
1956 |
|
D'ANNA LUIGI |
1960 |
|
PAONE RAIMONDO |
1963 |
|
VINCI MAURO |
1968 |
|
CASOLARO VINCENZO |
1969 |
|
TIGNOLA PASQUALE |
1970 |
|
BUONOMO BIAGIO |
03.01.71
al 31.12.71 |
|
CASILLO CRESCENZO |
24.09.73
al l4.09.76 |
|
ANDREANO GAETANO |
05.09.76
al 12.02.77 |
|
POLIZIO FRANCESCO |
12.02.77
al 23.11.79 |
|
PAONE FRANCESCO |
14.11.80
al 30.09.83 |
|
RUSSO GIUSEPPE |
30.09.83
al 16.07.84 |
|
FIORENTINO PASQUALE |
04.10.85
al 20.04.86 |
|
FIORENTINO PASQUALE |
21.04.86
al 04.08.86 |
|
ALBANO GIUSEPPE |
05.08.86
al 05.08.88 |
|
POLIZIO LUDOVICO |
05.08.88
al 07.04.89 |
|
POLIZIO LUDOVICO |
30.06.89
al 08.02.91 |
|
SPINA GIOVANNI |
09.02.91
al 08.05.91 |
|
POLIZIO LUDOVICO |
09.05.91
al 07.01.92 |
|
FASANO MICHELE |
08.01.92
al 07.07.93 |
|
de LUCA FRANCESCO |
08.07.93
al 05.07.94 |
|
GRAZIUSO SALVATORE |
23.12.94
al 14.01.99 |
|
DE ROSA GIOSUE` |
14.01.99
al 14.07.03 |
|
DE ROSA GIOSUE` |
14.07.03
ad oggi |
IMMAGINI DA
CASORIA (vecchia
e nuova……………)
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interno di S.Mauro monumento a Padre Ludovico |
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Chiesa S. Mauro |
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Chiesa di Padre Ludovico |
Piazza Municipio |
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CHIESE |
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CHIESA DI S. BENEDETTO |
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CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE |
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La facciata e l'interno
della Chiesa di S. Maria delle Grazie, e chiesa dell'Assunta (dall'omonima raffigurazione
della tela sull'altare, della scuola del Solimene), costituiscono una delle
migliori testimonianze del gusto architettonico tardo barocco in Casoria. Le
prime notizie su questa chiesa risalgono al 1459. L'attuale edificio, del
XVIII secolo, forse completato nel 1737, è ad una navata; particolarmente
pregevoli il coro ligneo e gli stucchi roccocò dell'annessa congrega del
Rosario, recentemente restaurata, l'organo e l'altare maggiore. Nel 1857, a
causa dell'abbassamento del livello stradale, fu costruita una scala laterale
all'edificio, che modificò l'ingresso alla Chiesa.
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CHIESA DI S. MAURO |
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Nella piazza S. Croce vi è
una statua in bronzo del Ven. P. Ludovico da Casoria, dello scultore
Cifariello. Circondato da un cancelletto di ferro il monumento si eleva a
sette metri dal piano della piazzetta S. Croce, Intorno vi corre un'aiuola
interna nel mezzo delle quattro facce da quattro piani inclinati, che da
terra vanno in su fino alla base, di pietra vesuviana. Nell'aiuola arieggia
un tronco di piramide, dalla cui base superiore, s'innalza il basamento
quadrato, e da questo una colonna di granito sormontata da un capitello di
pietra vesuviana, sul capitello grave il busto bronzeo del nostro Grande. Il capitello
ha quattro facce con quattro spigoli che portano scolpiti ognuno un piccolo
fascetto di gigli , sulla faccia anteriore v'è una colomba, con le ali
aperte. |
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CHIESA DEL CARMINE |
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CHIESA DEL SS. SACRAMENTO |
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LO SPORT A CASORIA |
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UN MEETING DI DUE GIORNI NEL
PALACASORIA. PREMI AI MIGLIORI LAVORI Casoria.
Riscoprire la storia e valorizzare i monumenti artistici che pure sono
tanti in città. A Casoria, gli alunni, opportunamente preparati dai loro
docenti, si trasformano in novelli «ciceroni» illustrando, a chi volesse
mostrare interesse e attenzione alla tematica, le caratteristiche dei beni
culturali cittadini. Il programma, promosso e preparato nei dettagli dal
distretto scolastico diretto da Francesco Palladino, è partito sabato 15
maggio.
Arte, cultura e ambiente per la rinascita
Gli alunni dell'istituto parificato Fiumarelli di via Toti sono stati gli
esperti che hanno illustrato le caratteristiche di pregio della chiesa di
Santa Maria delle Grazie al Purgatorio. Il programma, in maniera articolata
e precisa, continuerà fino al 5 giugno e coinvolgerà anche gli alunni della
scuola «Giardino d'infanzia», che spiegheranno il valore artistico della
basilica di San Mauro e del suo archivio storico. La storia della chiesa
madre di Casoria sarà ripresa, tra gli altri, anche dagli alunni del I° circolo didattico che hanno studiato a fondo anche le
particolarità della chiesa Santa Maria delle Grazie.


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CASORIA, tieni premuto il tasto CTRL e clicca sulla sottostante “HOME PAGE” del
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queste pagine.
saluti da Casoria,
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