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DAGLI ALUNNI DEL CORSO

 

AL VIA LA CITTADINANZA TELEMATICA DI CASORIA

 

TENUTO PRESSO IL NOSTRO

CENTRO TERRITORIALE PERMANENTE,

DAL 6/2/2004  AL  31/5/2004

 

 

 

TUTTO  CASORIA

o quasi……

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Stemma di Casoria appare già in opere storiche della fine ‘800, come riscontrato nel XXIV volume de "La Patria – Geografia dell’Italia" di Gustavo Strafforello.

Ha la seguente blasonatura: Di Rosso, alla casa d’oro, chiusa di nero, terrazzata di verde. Segni esterni del Comune. Gonfalone: drappo troncato di giallo e di rosso caricato dall’arma sopra descritta e riccamente ornato di fregi d’argento.

 

 

PERSONAGGI ILLUSTRI

 

BEATO PADRE LUDOVICO DA CASORIA

BEATA SUOR MARIA CRISTINA BRANDO

BEATA MADRE GIULIA SALZANO

GIOVANNI PISA

Cardinale LUIGI MAGLIONE

Cardinale CASTALDO ALFONSO

Arcivescovo ANTONIO DEL GIUDICE

ANDREA TORRENTE

NINO CORTESE

CORRADINO CORTESE

NICOLA ROCCO

 

 

CASORIA “CAMPANIA FELIX”

 

Il nome di Casoria, si ritiene abbia origine dalla definizione Casa Aurea, poi diventata Casaurea, e successivamente Casoria. Secondo alcuni Casoria deriverebbe invece da "Casa Mauri". Il  nome  appare  comunque  per  la  prima  volta  in  una  cronaca dei  Duchi  di  Capua  scritta  da un anonimo nel 948-949.
Casoria è indubbiamente una delle più fiorenti cittadine della "Campania felix". Adagiata in una fertile pianura attaccata al territorio metropolitano, in vista del Vesuvio e della prima giogaia degli Appennini, essa non è nuova ai fasti opimi dell’agricoltura e del commercio, anzi fin da epoca remota è stata una perla floridissima della nostra lussureggiante regione.

Poche tracce sono conservate oggi dal più remoto passato del primo nucleo ove attualmente sorge Casoria.

Tra queste è una lastra di marmo con epigrafe greca e latina risalente al 194 d.C. forse copertura tombale venuta alla luce da scavi casuali nella contrada Carbonella e conservata oggi nella sala epigrafe del Museo di Napoli.

Da questa lastra si deduce che in quel lontanissimo periodo il luogo doveva essere addetto a riunioni mistiche di un collegio di donne celebranti i misteri della dea TELBIA CASTIA. Dall’epigrafe risulta inoltre la costruzione di un tempio dedicato ad Artemide (particolarmente venerata a Napoli).

Un antico documento storico rinvenuto è la lapide del sarcofago del guerriero Iacopo da Fano, che, venuto in Casoria al seguito di Innocenzo IV nel 1254, morì nel 1281 e fu sepolto in una Cappella che sorgeva sullo stesso luogo dell’attuale chiesa di S. Benedetto. Si può dire che le origini di Casoria risalgono al V secolo d.C.

Da importanti documenti storici esistenti nella Biblioteca della Badia di Montecassino si rivela che questo fertile territorio, chiamato "agro gentiano" fosse di proprietà della famiglia senatoriale romana degli Anici, donato dal Senatore Equizio Anicio, padre di S. Mauro, attuale protettore di Casoria, a S. Benedetto da Norcia, con atto di donazione del 15/07/529.

Dopo la morte di S. Mauro, Monaco Benedettino, i religiosi di Montecassino, recandosi a Casoria, ogni anno, per il raccolto, edificarono una Cappella in onore di S. Mauro per la celebrazione dei loro riti.

Più tardi sorse un’altra chiesa, poco lontano, in onore di S. Benedetto.

In seguito, i Benedettini, persero quel vasto territorio, lo riebbero, e nell’anno 924 lo perdettero definitivamente, ed il campo "Gentiano" venne frazionato e venduto.

Presso la biblioteca Nazionale di Napoli, esistono libri storici da cui risulta che diversi sono stati i feudatari che hanno dominato su questo territorio, allora di 4000 moggia di terreno, e cioè, Isabella, moglie di Giovanni de Cipolla; Carlo di Sanframondo; Giacomo di Costanzo; Lucio De Sangro e Lucrezia Brancaccio.

Ma, in tali e tanti passaggi di dominio, gran parte del territorio fu perduto ad eccezione di una fertilissima zona che tuttora conserva il Comune di Casoria, limitrofa a Ponticelli (Sez. di Napoli) e che si estende fino alla frazione Arpino, limite di confine con Napoli. Durante il periodo Longobardo il territorio gentiano fu tolto ai religiosi cassinesi, frazionato e venduto a privati e una sola parte fu conservata e ceduta al Comune di Casoria.

In quel tempo inoltre, venivano chiamati Casarii gli abitanti di rudimentali capanne; queste ultime venivano dette "Casuri" che significò, appunto "Case povere". Ciò, quindi, fa supporre che il primo nucleo abitato fosse costituito da qualche gruppo di case rustiche, capanne di paglia e di saggina, tutt’al più con base di pietra come se ne costruirono fino al 1860.

Nel Medioevo il villaggio di Casoria divenne feudo, passando dal vassallaggio all’Arcivescovo di Napoli nel 1279 alla proprietà di vari signori; nel 1428 Casoria faceva parte di un unico feudo con Casignao e Olivola.

Dopo il 1580 probabilmente i cittadini di Casoria riscattarono la loro patria dal gioco baronale e si aggregarono al Real Demanio. Secondo quanto riportato da Paone, nella "Appendice alla vita di S. Mauro", nel 1631 il territorio di Casoria fu messo all’asta essendo stata decretata, dal Vicerè Spagnolo di Napoli la vendita di terre e villaggi del Napoletano. Gli abitanti del villaggio(trecento famiglie) tuttavia si ribellarono a tale imposizione accettando invece di pagare una forte somma per il loro riscatto (pari a dodicimila ducati)

A quel tempo Casoria aveva 1600 abitanti e faceva parte dei numerosi "casali" dell’ "ager neapolitanus" dei quali, nel periodo vicereale, era frequente la vendita a privati per rimpinguare le finanze dello Stato.

La feudalità si estende realmente solo alla fine del XVIII secolo; durante il settecento, infatti, si avvicendarono al possesso di Casoria le famiglie SANGRO e RONCHI.

Giulio Comite, regnando Carlo III di Durazzo, acquistò il feudo che più tardi passo a Fabio Capece Galeota.

Fu riscattata la seconda volta e definitivamente dal casoriano Giovanni Pisa, Sindaco dell’epoca, con istrumento 15/4/1631 del Notaio di Corte Massimini Passari, con l’intervento di don Ferdinando Afan Enriquez de Ribera, duca di Alcalà, Vicerè del Regno di Napoli, Giulio Comite, Giovanni Pisa e il Deputato D. Donato Ferrara.

I dintorni immediati di Casoria fino all’anfiteatro collinoso, dal medioevo al secolo XIX, furono paludosi e malarici, tanto che il Lautrec, accampato col suo esercito, in questo territorio nell’assedio di Napoli –1528- vi perdette due terzi dei suoi soldati ed egli stesso morì.

Ma le paludi furono bonificate al principio del 1800 con una rete di canali di 43 Km ed i campi si resero ancora più fertili.

Casoria era un territorio di 4.000 moggia, le strade alquanto larghe e selciate e non mancavano palazzotti di mediocre fattura.

L’economia era fondata essenzialmente sul commercio dei vini e sulla produzione della canapa.

 

 

 

 

UNA "CASA D'ORO" NELL'ANTICA LIBURIA

 

Casoria, casale regio di Napoli, è situata sulla strada che da Napoli conduce a Caserta, nella pianura vulcanica compresa tra i Campi Flegrei ed il Vesuvio, chiamata nell'antichità Liburia. Il territorio occupava il centro di una zona che, grazie alle bonifiche dello XIX secolo, fu liberata dalla malaria e fu trasformata in un'area ricca di colture ortive. Il nome della città appare per la prima volta in una cronaca dei conti di Capua, scritta da un anonimo nel 948-949, ma quasi sicuramente l'abitato esisteva già prima di tale data. Alcuni storici annoverano Casoria fra i villaggi sorti durante la dominazione longobarda. In una carta dell'11 maggio 994 conservata nell'Archivio di San Sebastiano a Napoli ed in altri documenti risalenti fino al XIV secolo la città viene chiamata Casaurea, "casa d'oro, così detta, secondo alcuni studiosi locali, per l'abbondanza di grano che arricchiva le sue fertili campagne al tempo della mietitura. A questa etimologia sembra alludere anche il distico latino collocato in calce allo stemma del paese: "Auro potuit flavesece rura colunus ex auro potui condere et ipse domum" ovvero: "Il colono che insegnò alla campagna a biondeggiare come l'oro potè egli stesso dall'oro costruire la sua casa".

INTORNO AL MONASTERO

Secondo il cardinale Alfonso Capecelatro la città fu fondata nel VI secolo dell'era cristiana, quando San Benedetto e il suo discepolo San Mauro edificarono in questa zona due oratori e un ospizio monastico. I coloni costruirono le loro case intorno ai due oratori e all''ospizio benedettino: sorsero prima due parrocchie, una dedicata a San Mauro e l'altra a San Benedetto, e in seguito a due piccoli agglomerati urbani che, unificatosi, formarono la città di Casoria. Come tutti i casali napoletani, anche Casoria era un operoso centro agricolo e artigianale che viveva prevalentemente di commercio con Napoli: ogni giorno i contadini "scendevano" nella metropoli partenopea per offrire uova fresche, pane di casa, vino prezioso e delicato. Nel corso del Medioevo Casoria subì diversi passaggi di proprietà. In un documento del 1098 si ha notizia della donazione di alcune terre, tra cui Casoria, fatta da Riccardo II, principe di Capua al monastero di San Biagio di Aversa.In una carta del 1115 si fa riferimento alla vendita di questi territori "per duecento tarì d'oro" da parte di Regale, figlia di Sinibardo, a Giovanni de Alberada. Anche in epoca angioina la città era sottomessa: nei registri che abbracciano gli anni 1273-1279 si accenna ad un provvedimento di sequestro di animali e di altri beni ai contadini in occasione di un tributo che doveva essere pagato alla Magna Curia di Napoli. Negli anni 1327 e 1328 Casoria, insieme ai villaggi di Casignano e Olivola, ora distrutti, risultava posseduta da Isabella consorte di Giovanni di Cippoia.Nel 1352 il feudo era governato da Matteo di Sanframondo che aveva due figlie sposate con Giovanni Pacifico e Galeazzo Del Tufo: alla sua morte il feudo fu diviso. Da un registro del 1415 si ha notizia di un Carlo San Frjmondo che, sotto il regno di Giovanna II, fu padrone di questo feudo, nel quale svolse la funzioni di capitano a vita. Ancora nel 1452 il casale passò a Giacomo di Costanzo da Aversa e nel 1500 fu trasmesso a Lucio di Sagro, successore della famiglia del Tufo e a Giuseppe Pacifico. Nel 1529 ereditò queste terre Placido di Sangro, al quale successe Giovanni Antonio Pacifico che, nel 1561, vendette il feudo a Lucrezia Brancaccio per 5200 ducati.

I RAPPORTI COL REGIO DEMANIO

 

Negli anni successivi Casoria attraversò vendite e donazioni, passò a vari padroni fino al 1622: in quell'anno il Casale si riscattò dal dominio del barone Nicola di Sangro, aggregandosi al Regio Demanio. Ma pur essendosi liberata dal giogo baronale, Casoria fu ancora offerta al migliore acquirente nel 1630; con la vendita dei casali, infatti, i viceré spagnoli ricavavano somme ingenti che venivano utilizzate per sovvenzionare le sfortunate imprese militari del re Filippo di Spagna. I Casoriani dovettero fare enormi sacrifici per raccogliere i 6000 ducati da consegnare alle casse del viceré e finalmente il 9 Marzo 1631, riuscirono a comprare la loro libertà e ad aggregarsi al Regio Demanio. Nonostante l'impegno assunto dal viceré a non mettere mai più all'asta il casale, esso fu venduto prima ad Eleonora Mansfeldi e successivamente a Luigi Ronchi: ultimo possessore fu Fabio Capece Galeota,presidente della Regia Camera. Solo con Carlo III di Borbone la città riacquistò la sua libertà diventando per sua altitudine di 70 metri sul livello del mare e la sua aria fresca ,un rinomato luogo di villeggiatura. La sua importanza crebbe ancora con il decreto del 28 gennaio 1809, divenne uno dei quattro capoluoghi di distretto della città di Napoli. La città fu inoltre servita dalle prime linee ferroviarie: quella di Capua, che utilizzava il più possibile la depressione del Sebeto, e quella per Aversa.


LA CHIESA DI S.MAURO

Il centro storico di Casoria è dominato dalla mole della chiesa di San Mauro,la cui costruzione iniziò il 15 gennaio 1606 sul suolo occupato dalla piccola chiesa preesistente che fu poi utilizzata come sagrato del nuovo tempio. Il monumentale edificio di stile barocco,eretto con il contributo del certosino Bonaventura Presti,è a croce latina,a navata unica con cinque cappelle per ogni lato. All'incrocio della navata con il transetto si sviluppa una ben proporzionata cupola,rivestita con lastre di piombo e alta 40 metri,che termina con un lanternino a pinnacolo sormontato da una sfera con croce. L'aula è conclusa con un abside rettangolare,a destra della quale è sistemata la sagrestia,mentre sul lato sinistro si stende la congrega di Santa Maria della Pietà,grande ambiente da cui si scende nella cripta. La decorazione dell'interno è molto sobria:una serie di lesene è addossata ai pilastri su cui si impostano gli archi delle cappelle. Il soffitto particolarmente ricco e originale,è ornato da intagli in legno dorato che inquadrano tre grandi tele attribuite a Pietro di Martino, rappresentanti "Il Trionfo di San Mauro" "Il Salvataggio del giovane Placido" e "La Resurrezione di un ragazzo". L'altare maggiore è un opera settecentesca realizzata con marmi policromi, sormontata da un quadro di Domenico Antonio Vaccaro raffigurante "la Madonna delle Grazie tra San Mauro e San Gennaro". Tra le numerose cappelle della chiesa la più grande è dedicata a San Mauro: nella nicchia in fondo è sistemata la seicentesca statua lignea del Santo, di scultore ignoto, mentre la parete destra è arredata da una tela di Angelo Mozzillo raffigurante "Sant'Anna con la Madonna bambina" e "i santi Mauro e Filippo Neri. Sul lato sinistro sono visibili la cappella di San Francesco di Assisi,con la tela che raffigura "il Santo in Estasi", la cappella del Sacro Cuore di Gesù e quella dedicata alla Sacra Famiglia. La cappella di Monserrato è decorata da una tela seicentesca del Forlì raffigurante " la Madonna di Monserrato e i Santi": vi si entra attraverso una balaustra di marmo, tra due coppie di pilastri che sorreggono l'organo ligneo costruito nel 1760. Il transetto contiene sul lato destro un altare di marmo con la tela raffigurante "l'Immacolata Concezione", opera di Domenico Antonio Vaccaro, mentre sul lato sinistro accoglie l'altare della Visitazione con una tela sempre del Vaccaro, raffigurante "la Vergine e Santa Elisabetta". Dal transetto si accede infine alla cappella di Santa Maria dela Pietà,costruita insieme alla chiesa e decorata di stucchi e pitture,tra cui un affresco con la "Crocefissione" di Pietro Di Martino.Il Battistero accoglie il "fonte battesimale" con un angelo orante di Lorenzo Vaccaro e una tela di Giuseppe Prisco con il "Battesimo di Gesù". La facciata costruita successivamente alla chiesa, presenta un ordine inferiore ripartito in cinque spazi con tre portali inquadrati da lesene,mentre l'ordine superiore è tripartito con un finestrone circondato da lesene che sorregono il timpano. Sul lato sinistro destro della chiesa si erge il campanile costruito nel 1827 in pietra di tufo diviso in quattro piani con finestre e alto 42 metri.


LE ALTRE CHIESE

 

Per visitare le altre chiese bisogna percorrere i vicoli di Casoria che,per fortuna anche se bisognosi di opere di restauro, sono rimasti ancora intatti a testimoniare l'antica storia della città.Gli ingressi alle case più modeste sono piccoli, stretti e sopraelevati, mentre le case più ricche conservano ancora l'antica struttura con il cortile centrale e grandi aperture ad archi sulla via per consentire il passaggio dei carri carichi di grano ed i canapa. L'edificio più importante è il settecentesco Palazzo Rocco dei conti Rocco di Torrepadula: vi è annessa la Chiesa di Santa Mercede, cappella privata della famiglia.

LA CHIESA DI SAN BENEDETTO

 

Sorge sul suolo dell'antico tempio,fu iniziata nel 1605 e completata solo nel 1694 a causa di un incendio alla fabbrica.La chiesa è stata restaurata, in seguito ai danni provocati dal sisma del 1980. La facciata è barocca come anche il campanile che l'affianca restaurato nel 1930.L'interno è navata unica :molto interessante è l'abside,che conserva una tela raffigurante "San Benedetto" situata sull'altare di marmo policromo chiuso da una bella balaustra chiusa da un cancello di ottone dorato. Dietro l'altare vi è una lastra marmorea, al di sotto della quale si apre l'ipogeo con cinque piani di catacombe:qui si trova il sarcofago del guerriero Jacopo Torello da Fano che,venuto a Casoria al seguito di Innocenzo IV nel 1254,morì nel 1281 e fu sepolto nella capella che sorgeva nello stesso luogo del'attuale chiesa. Proseguendo nella nostra escursione,in via Padre Ludovico che è dedicata al Beato Padre Ludovico,si incontra:

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

 

I primi dati storici,relativi all'esistenza di una cappella con l'ospedale annesso, risalgono al 1459.L'attuale costruzione fu completata forse nel 1737 ma la scala di accesso,resasi necessaria per l'abbassamento del livello stradale fu edificata nel 1857.La facciata è un delizioso stile rococò,come anche l'interno ad una sola navata che termina con un altare di marmo sormontato da una tela di Francesco Solimena raffigurante "l'Assunzione della Vergine" e da un "Crocifisso ligneo" di pregevole fattura. La chiesa è affiancata dall'ARCICONFRATERNITA DEL SANTISSIMO ROSARIO,fondata nel 1563: vi si ammirano affreschi manieristici di Domenico Ferrara con le "Storie di Gesù e della Vergine" e il pavimento originario di pietra lavica decorata. Adiacente alla piazza principale intitolata a Domenico Cirillo,ove vi sono le Sedi Municipali,si trova : LA CHIESA DEL CARMINE,a una sola navata con facciata barocca,mentre il campanile e il corpo della chiesa sono romanici. Sulla destra della piazza,si innalza: LA CHIESA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO,dalla bellissima imponente facciata gotica, di pietra di tufo.
Nella strada adiacente alla "vecchia" Sede Comunale si accede alla: CASA DEL BEATO PADRE LUDOVICO DA CASORIA ora sede di un convento francescano. Lontano dal centro storico, sulla strada verso Afragola,nella seconda metà del 1900 è stata costruita : LA CHIESA DI SANT'ANTONIO ABATE ,a pianta rotonda che sostituisce nel culto un'altra piccola chiesa situata a poca distanza.

ALTRE NOTIZIE


Nel 1912 alcuni contadini portarono alla luce,a due chilometri da Casoria,una grande lastra di marmo contenente un epigrafe in lingua greca e latina sulla quale è inciso un decreto della FRATRIA NAPOLETANA DEGLI ARTEMISI, ora conservata al Museo di Napoli. Inoltre scavi occasionali eseguiti nel XIX secolo hanno portato alla luce sepolcri formati da grandi massi di tufo e necropoli in cui sono state rinvenute grandi tombe di stile attico corredate da oggetti di ogni sorta,vasi fittili figurati,piatti,tazze,ampolle e lucerne.

UN SIMBOLO DELLO SVILUPPO INDUSTRIALE

 

Un tempo Casoria sorgeva in una bella campagna a filari di pioppi e viti,frammezzati da rigogliosi campi di grano. In seguito la città subì un forte processo di industrializzazione che,sopratutto dopo il 1965,provocò una notevole espansione urbanistica e un parziale abbandono dell'agricoltura. Casoria diventò il simbolo dello sviluppo industriale della regione e offrì una "prova" delle trasformazioni geografiche e dei riflessi urbanistici,sociali ed economici che possono derivare dall'insediamento dell'industria in un mondo essenzialmente agricolo. Costituitasi come uno dei più importanti centri industriali d'Italia, Casoria dava lavoro a moltissimi operai che vi affluivano da Napoli e dai suoi sobborghi e da altri centri della provincia.

L'ERA POST-INDUSTRIALE


E' la grande sfida del terzo millennio a cui l'intera Città di Casoria è chiamata, affinchè le aree industriali dismesse divengano poli di sviluppo del Settore terziario avanzato, dando di nuovo alla Città, come nel passato, quel primato nel campo della laboriosità che gli è tradizionale.

 

 

 

 

via Europa - Rhodiatoce

 

Cenni storici

Casoria: Il territorio fu oggetto di centuriazione sia all'epoca dei Gracchi (Ager Campanus I, circa 133 a. C.;) che in età augustea (Acerrae-Atella I;). Persistono labili tracce della prima centuriazione e segni un pò più evidenti per l'altra, fra cui la persistenza di un cardine che poi continua fin oltre l'abitato di Casavatore. Il centro, come testimonia il nome, dovette sorgere intorno ad una domus patritia ('casa aurea') dei cui proprietari non vi è alcun ricordo. La prima testimonianza scritta del centro risale all' XI secolo. Casoria fin dall'origine fu casale di Napoli e con la costituzione murattiana dei comuni fu elevato a comune, diventando capoluogo del secondo distretto nell'ambito della provincia di Napoli, pur non essendo il comune più popoloso. Il centro è riportato nella carta del Rizzi-Zannone. Negli anni settanta una forte immigrazione da Napoli lo fa diventare il maggiore comune dell'area atellana. La zona era di competenza della diocesi atellana ma dopo l'invasione longobarda passò alla competenza della diocesi napoletana.

Arpino: La zona di Arpino apparteneva alla città di Neapolis e fu centuriata in epoca augustea. Non si hanno notizie del centro in epoca medioevale. Nella carta del Rizzi-Zannone del 1793 già è riportato un piccolo nucleo abitato con il nome di Arpino. Il centro acquista notevole rilevanza demografica (circa 30.000 ab. oggi) in epoca recente, specialmente per immigrazione da Napoli. La zona è sempre stata di competenza della diocesi napoletana.

 

 

 

REPERTORIO CRONOLOGICO DELLE NOTIZIE STORICHE SU CASORIA

 

a. 1025:

‘abitator in loco qui vocatur casa aurea ipsius neapolitane ecclesie’ (RNAM, vol. IV, doc. CCCXXVIII;)

a. 1271:

‘Dominicus Surrentinus, in villa Casorie’, ‘Min (?) Sallanus, Ioannes de Sallano, Ligorius Sallanus, in casali Casorie;’, ‘Andreas Pinen[sis], in villa Casorie’, ‘Ligorius Sallanus, in casali Casorie’ (RCA, vol. VIII, doc. 104)

a. 1278:

‘homines de villa Casorie ...’, ‘... de villa Casorie’, ‘... de dicta villa Casorie’ (RCA, vol. XX, doc. 137. Nel documento sono riportati i nomi di oltre cinquanta uomini abitanti in Casoria)

a. 1472:

'Paschalis Taurella de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 6, Notai diversi 1322-1541, Geronimo de Ingrignetto, doc. 69)

a. 1477:

'in villa Casorie pertin. Neap. u. d. la via de Cayvano' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 9)

a. 1477:

'Ioya de Basili de S. Severino, habitatore ville Casorie pertin. Neap.' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 19)

a. 1477:

'Minichello et Belardino Ferrario de villa Casorie', 'Raynaldo Russo de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 43)

a. 1477:

'Francisco Russo de villa Casorie', 'in pertinenciis dicte ville Casorie u. d. ad Casamerula' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 83)

a. 1477:

'Leonectus Russus de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 115)

a. 1477:

'Minichello et Belardino Ferrario de villa Casorie', 'Raynaldo Russo de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 122)

a. 1477:

'Riczardo Russo et Pagano Russo fratribus de villa Casorie', 'Muscarello de Riccho de dicta villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 161)

a. 1477:

'apud villa Casorie pertin. Neap.', 'infrascriptis hominibus dicte ville vid. ... [seguono 26 nominativi]', 'territorium quod vulgariter dicitur la Padula de Casoria' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 171)

a. 1477:

'Sperantia Russo de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 181)

a. 1477:

'Franciscum Ferrarium, abbatem Carolum et Augustinum Ferrarium de villa Casorie', 'loco u. d. ad Palmula', 'sitam u. d. ad Cava', 'sitam u. d. ad Padule alias ala torre de lo ciminarcha', 'u. d. ad Arpino', 'sitam u. d. ad S. Brancaczo' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 188)

a. 1478:

'Antonio Valentino de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 227)

a. 1478:

'Leonectus Russus de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 250)

a. 1478:

'in pertinenciis ville Casorie pertin. Neap. in loco u. d. ad Baleri' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 275)

a. 1478:

'Christoforo de Laerno de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 296)

a. 1478:

'Andriocto Scippa de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 376)

a. 1478:

'Iacobo de Borrello de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 420)

a. 1478:

'Andrea Russo de villa Casorie', 'in pertinenciis dicte ville Casorie in loco u. d. Porczano alias ad S. Maria ad Squillace i. bona ecclesie S. Marie de Porczano' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 421)

a. 1478:

'positas in villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 424)

a. 1478:

'in pertinenciis ville Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 425)

a. 1478:

'Iacobello Valentino de villa Casorie' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 432)

a. 1495:

'Gentilis de Luca de Casoria', 'Gentili de Luca de villa Casorie', 'in villa Casorie in loco u. d. a lo Caraczulo' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 2)

a. 1496:

'Mayellus de Leone de villa Casorie', in districtu dicte ville u. d. a lo Salvatore', 'in dictrictu dicte ville u. d. a le padula de lo cimiliarcha', 'in dictrictu dicte ville u. d. ad S. Sepulcro' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 47)

a. 1496:

'Minichellus de Marana de villa Casorie', in districtu dicte ville u. d. ad S. Sepulcro', 'in dictrictu dicte ville u. d. a lo Salvatore', 'in dictrictu dicte ville u. d. a le padula de lo cimiliarcha' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 48)

a. 1496:

'Antonello Taurella de villa Casoria et Florita Palladina de villa predicta coniungibus' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 4, Anonimo 1495-1496, doc. 59)

Arpino:

a. 1477:

'u. d. ad Arpino' (Cartulari notarili campani del XV secolo, vol. 3, Marino de Flore 1477-1478, doc. 188)


 

 

CENNI GEOGRAFICI E TOPOGRAFICI:

 

Il Comune di Casoria si estende su 12,03 Kmq.
Altitudine massima sul livello del mare: m. 70; minima m. 10.

Confina ad ovest con Casavatore, a nord-est con Arzano, a nord con Frattamaggiore e Cardito, a nord-est e ad est con Afragola a est con Casalnuovo, a sud-est con Volla ed infine a sud con Napoli.
La parte vecchia di Casoria si trova sulla statale 87 (Sannitica), la frazione di Arpino è situata sulla statale di via delle Puglie, in continuità con Napoli; Casoria è, inoltre, attraversata dalla circumvallazione provinciale e dal tratto terminale dell’autostrada del sole e dal raccordo con Napoli,dall'asse mediano,dalla linea ferroviaria Roma-Napoli.

Casoria ha struttura vulcanica; il terreno è formato da depositi di origine vulcanica consolidati in banchi tufacei o in strati di pozzolana molto compatti misti a strati di lapillo.
                                                         

12,03 Kmq.

Popolazione al censimento  Ottobre 2001: n. 81.888 

Densità: 6.806

 

 

 

 

Comuni  limitrofi

 

 

 suddivisione toponomastica

 

 

 

 

 

 

SANTI E BEATI

 

 

San Mauro Abate

La Vita

San Mauro, figlio del senatore e console Eutichio e

 della nobile Giulia, nacque a Roma nel 512. All'età di dodici anni, assieme a Placido, figlio di Tertullo, fu consegnato a San Benedetto, abate del Monastero di Subiaco. Il giovane Mauro, che aveva rinunciato di buon grado agli agi della vita che conduceva la sua famiglia, si distinse soprattutto per la preghiera e l'operosità, al punto

 d'essere indicato come modello agli altri frati. San Mauro operò molti miracoli: salvò un giovane zoppo e muto, poggiando sul suo capo la stola di San Benedetto; camminò sull'acqua di un lago per salvare il monacoPlacido
San Benedetto, conclusa la sua opera a Subiaco, si trasferì a Cassino. Qui ricevette la richiesta dal vescovo di Le Mans, Bertrando, di avere inviati alcuni dei santi
monaci per costruire in Francia un monastero della Règola. L'abate scelse Mauro ed altri quattro frati e li mandò da Bertrando. Durante il viaggio ricevettero dentro una teca d'avorio delle reliquie, mandate loro da San Benedetto. A Vercelli, Arderado, il messo del vescovo di Le Mans, precipitò dalle scale di una torre, riducendosi in fin di vita. Mauro, mosso da compassione, avvicinò alle ferite le reliquie e l'infermò guarì subito. Sul monte Giura guarì da un morbo crudele il figlio di una povera vedova, di nome Remeia, che lo aveva ospitato. Celebrò la Pasqua nella diocesi di Auxerre e qui ebbe una visione: una via costellata di lumi che arrivava in cielo, che un personaggio venerando indicava come il percorso di San Benedetto per arrivare a Dio. Ad Orleans, infatti, Mauro ed i suoi confratelli appresero della morte di San Benedetto. Giunti a Le Mans, però, appresero che il successore di Bertrando aveva rinunciato a costruire il monastero. Si rivolsero allora ad un certo Floro, che assegnò loro un terreno sulle rive della Loira, a 20 Km. da Angers, per la costruzione del monastero. Durante la costruzione Mauro operò altri miracoli: la resurrezione di un chierico caduto da una grande altezza; la liberazione di ossessi; altre resurrezioni. Terminato il monastero, ne costruì altri, sparsi in tutta la Francia. Una volta, mentre faceva un giro d'ispezione, offrì del vino ad Angesario, venuto per parlare con lui. Ma gli fu detto che la comunità disponeva soltanto di poche gocce di vino dentro un vasetto. Mauro versò il contenuto del vasetto e potè offrire refrigerio alle oltre sessanta persone presenti.
Quando Mauro sentì di essere vicino alla morte si ritirò in solitudine e si fece fabbricare una piccola cella presso la chiesa di San Martino. Circondato dai suoi discepoli, morì, a 72 anni, esattamente il 15 gennaio 584.
 

 

 

 

CHIESA DI S. MAURO

In sostituzione dell'originaria chiesa di S. Mauro nel 1606, fu iniziata la costruzione attuale a croce latina ed a una navata più grande della precedente. Nel 1621 fu terminata la crociera superiore con la cupola coperta di lastre di piombo e con le due prime cappelle della navata. Eretta in Collegiata fin dal 1702, bellissima basilica in stile romano, dichiarata monumento nazionale per il soffitto a cassettoni decorato in oro zecchino eseguito sotto la direzione di San Francesco de Girolamo 1660 - 1700 e per il suo battistero marmoreo, artistico, di disegno assai pregevole. Vi sono dipinti di Andrea Vaccaro e del Martino, discepolo di Luca Giordano. Di un certo pregio sono l'altare maggiore eseguito nel 1775 quasi contemporaneamente al pulpito posto a sinistra della navata ed all'organo ligneo dorato. Nella stessa chiesa vi è la Congregazione di Maria SS. della Pietà, sul cui altare maggiore vi è un dipinto, rappresentante la Deposizione, che pare sia dello Spagnoletto.

 

BEATO PADRE LUDOVICO DA CASORIA

 

Nato 11/03/1814 – Morto 30/3/1885
11/03/1814 – nascita di Arcangelo (P. Ludovico) da Vincenzo Palmentieri e Candida Zenca.
17/06/1832 – fù vestito frate col nome di Fra Lodovico
1841 – Insegnò Filosofia

 

Roma
14/03/1852 – Acquistò il Convento della Palma
1856 – Istituì il Collegio dei Moretti mentre nel 1859 istituì quello delle Morette.

Fondò scuole esterne, convitti educativi per orfani, accattoncelli e fanciulli abbandonati.
Nel 1884 fondò l’Ospizio Marino a Posillipo per fanciulli scrofolosi.
Il nome di P. Lodovico da Casoria è noto per la vasta opera apostolica che svolse a favore dei poveri, degli abbandonati e degli umili.
Tra i tanti benefattori vi furono Luigi Settembrini e Matteo Renato Imbriani. Sia l’uno che l’altro ne presero le difese davanti al Consiglio Comunale di Napoli, dichiarando il Settembrini “… riconosco ed ammiro la carità di P. Lodovico…“, mentre l’Imbriani proclamava ad alta voce “Io sono cattolico, ma del Cattolicesimo di P. Lodovico“.
P. Lodovico sostituì alla logica dell’odio e della sopraffazione, la logica dell’amore e della pace

 

 

 

 

 

 

BEATA SUOR MARIA CRISTINA BRANDO     (1856-1906) 

 

Madre Maria Cristina Brando nacque a Napoli il 1° maggio 1856 dagli agiati coniugi Giovanni Giuseppe e Maria Concetta Marrazzo, morta pochi giorni dopo la nascita della stessa Serva di Dio. 

Dall'indole mite e docile, ebbe in famiglia una fruttuosa e solida educazione religiosa e ben presto mostrò segni d'una chiara inclinazione alla preghiera e alla continenza.

Attratta dalle cose di Dio, rifuggiva dalle vanità mondane, amava la solitudine, si accostava spesso al sacramento della Penitenza e quotidianamente alla Santa Comunione. Accogliendo l'insegnamento del Redentore (cf. Mt 5, 48), soleva ripetere: “Debbo farmi santa, voglio farmi santa”. Dodicenne emise, davanti all'immagine di Gesù Bambino, il voto di castità perpetua.  

Quando avvertì la vocazione alla vita consacrata espresse il desiderio di entrare tra le Sacramentine di Napoli, ma le fu impedito dal padre. Ottenne però il consenso d'essere ricevuta come candidata dalle Clarisse del Monastero delle Fiorentine. Ma a causa della malattia fu costretta due volte a fare ritorno in famiglia per curarsi. Guarita, ebbe il consenso di entrare nel monastero delle Sacramentine. Nel 1876 vestì l'abito religioso e prese il nome di Suor Maria Cristina dell'Immacolata Concezione. Però anche qui si ammalò; per cui fu costretta a lasciare la strada che aveva intrapresa con tanto fervore.  A questo punto capì che era arrivato il momento di dare vita all'Istituto cui da tempo s'era sentita chiamata. Perciò, mentre nel 1878 era a pigione presso le Teresiane di Torre del Greco, gettò le fondamenta della nuova famiglia religiosa, che attualmente ha il nome di Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, che crebbe rapidamente nonostante le ristrettezze economiche e le opposizioni, nonché la salute precaria della fondatrice. 

Dopo aver migrato per varie sedi, la comunità, dietro i consigli del Servo di Dio Michelangelo da Marigliano e del Beato Ludovico da Casoria, prese domicilio in Casoria, non lontano da Napoli. Il nuovo Istituto incontrò non poche e non lievi difficoltà, ma fece in molti modi esperienza della divina Provvidenza e poté confidare nell'aiuto di molti benefattori ed ecclesiastici, tra i quali spicca il sacerdote Domenico Maglione. L'Istituto s'incrementò con nuovi membri e case ed ovunque dimostrò devozione verso l'Eucaristia e solerte premura nell'educazione di fanciulli e fanciulle.  

Nel 1897 la Serva di Dio emise i voti temporanei, il 20 luglio 1903 la Congregazione ottenne l'approvazione canonica dalla Santa Sede e il 2 novembre dello stesso anno la Fondatrice, insieme con molte suore, emise la professione perpetua.

Visse con generosità la sua consacrazione, con perseveranza e gioia spirituale, e ricoprì l'ufficio di superiora generale con umiltà, prudenza e amabilità, dando alle consorelle continui esempi di fedeltà a Dio e alla vocazione e di zelo per la crescita del regno di Cristo.

Percorse la via della santità con volontà sollecita e generosa e, con l'aiuto della grazia, progredì ininterrottamente nell'imitazione del Signore, nell'obbedienza al Vangelo e nella cristiana perfezione. La Serva di Dio entrò il 20 gennaio 1906 nella vita eterna, che sempre aveva desiderato, preparandovisi con molta diligenza fin dalla giovinezza. 

 

Spiritualità

La vita di Madre Cristina è stata sempre illuminata da una fede semplice, ferma e viva, che alimentò con l'ascolto della parola di Dio, con la fruttuosa partecipazione ai sacramenti, con l'assidua meditazione delle verità eterne e con la fervida preghiera. Coltivò particolarmente la devozione verso l'Incarnazione, verso la Passione e Morte di Cristo e verso l'Eucaristia. Per essere più vicina con lo spirito e con il corpo al tabernacolo fece costruire una cella, chiamata, a imitazione del presepe, “grotticella”, contigua alla Chiesa, che aveva fatto edificare a Casoria. In questo luogo passò poi ogni notte della sua vita, seduta su una sedia, a tener compagnia, nella veglia e nel riposo, a Gesù Eucaristia. 

Forte fu la sua spiritualità espiatrice, tanto da divenire il carisma dell'Istituto. Tra i frammenti autografi rimastici della sua autobiografia scritta in obbedienza al direttore di spirito, leggiamo infatti:

“Lo scopo principale dell'opera è la riparazione agli oltraggi che riceve il S. Cuore di Gesù nel SS. Sacramento, specialmente tante irriverenze e noncuranze, comunioni sacrileghe, sacramenti malamente ricevuti, SS. Messe pessimamente ascoltate, e, quel che amaramente trafigge quel Cuore Santissimo, è che tanti suoi ministri e tante anime consacrate a lui si uniscono a questi sconoscenti e maggiormente trafiggono il suo cuore. (...) Alle Perpetue Adoratrici il divin Cuore di Gesù ha voluto affidare il dolce e sublime ufficio di Vittime di perpetua adorazione e riparazione al Suo Divin Cuore orribilmente offeso e oltraggiato nel SS. Sacramento dell'amore. (...) Alle Perpetue Adoratrici di vita mista, (...) il S. Cuore di Gesù affida il dolce ufficio di Vittime di Carità e di riparazione; di carità perché viene loro affidata la cura delle bambine”.

Da questo secondo aspetto nasceranno poi le opere come conservatori femminili, educandati, orfanotrofi, scuole interne ed esterne: tutto per riparare. Infatti, portando la conoscenza di Dio ove non è conosciuto, lo si fa amare, facendo evitare ai fratelli quelle offese che Madre Cristina visse per espiare. 

Si rendono così evidenti le due linee sulle quali si imposta il carisma che Madre Brando ha trasmesso alle Suore Vittime Espiatrici: l'amore di Dio e quello al prossimo, che la Beata definiva come “due rami che partono dallo stesso tronco”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                    

Giulia Salzano (1846-1929) 

 

Giulia Salzano nacque a Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta, il 13 ottobre 1846 da Diego, capitano dei lancieri di Ferdinando II Re di Napoli, e da Adelaide Valentino. Orfana di padre a quattro anni, fu affidata per la sua formazione alle Suore della Carità nel regio Orfanotrofio di San Nicola La Strada, ove stette fino all'età di quindici anni. Conseguito il diploma magistrale, ebbe l'incarico di insegnare nella scuola comunale di Casoria provincia di Napoli, ove si trasferì con la famiglia dall'ottobre 1865.

L'insegnamento fu coniugato con un notevole interesse per il catechismo e per l'educazione alla fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, e coltivando la devozione alla Vergine Maria.

Unitamente alla Beata Caterina Volpicelli propagandò l'amore e il culto al Sacro Cuore, vivendo il motto: “Ad maiorem Cordis Iesu gloriam”.

Per la sua costante preoccupazione di far passare attraverso l'insegnamento e la testimonianza la dottrina e la vita di Gesù, nel 1905 fondò la Congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore.

Consumò la vita nel carisma della catechesi e affermava: “Io farò sempre il catechismo, finché avrò un fil di vita. E poi vi assicuro che sarei contentissima di morire facendo il catechismo”.

Allo stesso modo esortava le sue figlie: “La suora catechista deve sentirsi sempre pronta in tutte le ore per istruire i piccoli e gli ignoranti, non deve misurare i sacrifici che richiede tale ministero, anzi dovrebbe desiderare di morire sulla breccia, se così piacesse a Dio”.

Un altro Beato, Ludovico da Casoria, quasi in tono profetico le predisse: “Bada di non farti venire la tentazione di abbandonare i fanciulli della nostra cara Casoria, perché la volontà di Dio è che tu viva e muoia in mezzo ad essi”. E così fu. Morì il 17 maggio 1929.

“Donna Giulietta”, così chiamata dai cittadini di Casoria, lasciò viva fama di santità, tanto che il 29 gennaio 1937 fu iniziato il Processo di Canonizzazione. Il 25 gennaio 1994 fu consegnata la Positio, un voluminoso dossier sulla vita, le virtù e la fama di santità, presso la Congregazione delle Cause dei Santi e il 23 aprile 2002 Giovanni Paolo II ha disposto la pubblicazione del Decreto con il quale veniva riconosciuta l'eroicità delle virtù, attribuendo il titolo di Venerabile alla Serva di Dio.

Il 20 dicembre dello stesso anno ancora Giovanni Paolo II, ha firmato il Decreto con il quale viene riconosciuto il miracolo attribuito all'intercessione di Giulia Salzano, dichiarandola “Beata”. Perciò per il suo carisma ella è designata come Donna Profeta della Nuova Evangelizzazione.

 

MAGLIONE E BRANDO, LE GEMME DI CASORIA

Da Casoria (Napoli), Valeria Chianese

Il nome del cardinale Luigi Maglione probabilmente suona noto a pochi poiché, come conferma Francesco Sportelli, docente di Storia del Cristianesimo all'Università della Basilicata, «non è mai stato fatto uno studio organico su di una figura che è tra le più citate nelle fonti storiche per quanto riguarda il periodo della seconda guerra mondiale». Nel convegno che nei giorni scorsi le suore Vittime espiatrici di Gesù Sacramentato hanno dedicato alla loro fondatrice, madre Cristina Brando, in occasione del primo anniversario della sua beatificazione, e appunto al cardinale Luigi Maglione, si è tentato un approccio a questo uomo di Chiesa che fu segretario di Stato di Pio XII in uno dei periodi più critici per il mondo e per la Chiesa. Due figure luminose, madre Brando e il cardinale Maglione, entrambe fortemente legate a Casoria, un grosso centro alla porte di Napoli, dove la prima diede vita all'istituto delle suore Vittime espiatrici. Oggi, guidato da suor Gemma Imperatore, l'istituto conserva il carisma immutato dedito alla preghiera e all'educazione. Il cardinale Maglione, nativo di Casoria, fu nunzio apostolico a Berna e a Parigi negli anni '20 del secolo scorso. Nella Lettera "Il Sacerdozio del cuore", scritta in occasione della beatificazione di madre Brando, il cardinale Michele Giordano dice: «Madre Cristina fu un'anima "ecclesiale" che sapendo di essere corpo e membra di Gesù considerava quello che vedeva sull'altare un simbolo di sé stessa, e quello che riceveva il suo stesso simbolo». Al convegno, cui hanno preso parte anche il vaticanista Alceste Santini e monsignor Vincenzo Pelvi, vescovo ausiliare di Napoli, si è tentato di «togliere il velo da una piccola tessera che ha bisogno di essere studiata di più». La "tessera" a cui ha fatto riferimento Sportelli è quella relativa allo sforzo di Pio XII in favore della pace. «La strategia di pace di Pio XII ci fu - ha sottolineato Sportelli -, non la si vuole accettare e leggere, e grande parte vi ebbe il cardinale Maglione, compagno di studi e coetaneo di Papa Pacelli. Scoprire il cardinale Luigi Maglione - ha concluso il docente - significa anche cominciare a comprendere e a studiare partendo dalle carte. Perché è così che si comprende la storia, gli anni più difficili per la Chiesa e per l'Italia»

 

 

Il beato Padre Ludovico da Casoria (1814-1885)

francescano, ardente testimone della carità di Cristo

 

L'avventuriero dell'amore

C'è un detto di san Francesco - a lui attribuito dallo Specchio di Perfezione, ma usato dal beato Egidio, uno dei suoi primissimi compagni - che può essere assunto come emblema per rappresentare l'operoso impegno di carità evangelica e francescana di P. Ludovico da Casoria (al secolo Arcangelo Palmentieri): Tantum scit homo quantum operatur, «Tanto l'uomo sa quanto opera». Quest'espressione che esprime la concretezza animosa di san Francesco, sempre pronta a intraprendere, per amore di Dio, nuove grandi imprese, senza riguardo alcuno alla stanchezza o alla malattia, si applica opportunamente a Ludovico da Casoria perché la vera fisionomia, il vero volto e la santità di vita vennero fuori splendidamente attraverso il fervore delle opere. Francescano, annunciatore della gioia e dell'amore che il Poverello aveva predicato, egli si accostò ai più poveri dei poveri. Si chinò verso di loro come «Buon Samaritano» che si ferma sulla strada di fronte alle difficoltà di coloro che soffrono, che si prende cura delle loro necessità, che si china per lenire le ferite, che sa rendere concreta la speranza di una vita migliore. Padre Ludovico, frate meridionale appassionato della carità, fu travolgente nella sua attività in favore dei deboli. Ma il suo non fu vuoto attivismo: la sua era un'azione senza soste guidata dal fuoco dell'amore per Dio e per i fratelli. Oggi, di fronte all'estendersi delle sacche di povertà «tradizionale» e insieme all'affacciarsi di nuove forme di povertà, l'opera di Padre Ludovico sarebbe più che mai necessaria. Ma sarebbe esigente, efficiente, soprattutto efficace, con quell'amore che «contagia» generando nuovo amore, nuova speranza di vita. Sarebbe amorevole compagno di viaggio di disabili, tossicodipendenti, immigrati, nomadi, barboni; amico e «padre» per quei minori che in tanti, nelle strade del Sud, sono condotti da adulti senza scrupoli sull'abisso della violenza, fino a diventare smarriti e disorientati sulla propria capacità di ritrovare un retto percorso morale e di rispettare la propria stessa dignità. Servire, educare, istruire: padre Ludovico raccomandava questo. Anche oggi avrebbe molto da dire, molto da dare alla sua Casoria, al Mezzogiorno d'Italia, al Sud del mondo. Sarebbe sicuramente protagonista di un cammino di sviluppo autenticamente umano, Chiamerebbe per nome le ingiustizie; condannerebbe i disonesti; prenderebbe le difese dei poveri, degli emarginati, delle vittime della violenza, dei senza lavoro; reagirebbe indignato di fronte alla barbarie mafiosa e camorristica. Sarebbe, come fu nel suo tempo, esempio limpido per i laici sulla strada di una carità che sia non solo aiuto al fratello che soffre ma autentica promozione umana. Una strada che dà qualità alla carità e la carica di significati alti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sviluppo demografico dal 1459 al 2000

 

         

 

Sindaci dal 1944 ad oggi

  AMATO GIOVANNI

  1944

  ROCCO LUIGI

  1946

  PAONE RAIMONDO

  dal 1946 al 1956

  FORMICOLA LUIGI

  1956

  D'ANNA LUIGI

  1960

  PAONE RAIMONDO

  1963

  VINCI MAURO

  1968

  CASOLARO VINCENZO

  1969

  TIGNOLA PASQUALE

  1970

  BUONOMO BIAGIO

  03.01.71 al 31.12.71

  CASILLO CRESCENZO

  24.09.73 al l4.09.76

  ANDREANO GAETANO

  05.09.76 al 12.02.77

  POLIZIO FRANCESCO

  12.02.77 al 23.11.79

  PAONE FRANCESCO

  14.11.80 al 30.09.83

  RUSSO GIUSEPPE

  30.09.83 al 16.07.84

  FIORENTINO PASQUALE

  04.10.85 al 20.04.86

  FIORENTINO PASQUALE

  21.04.86 al 04.08.86

  ALBANO GIUSEPPE

  05.08.86 al 05.08.88

  POLIZIO LUDOVICO

  05.08.88 al 07.04.89

  POLIZIO LUDOVICO

  30.06.89 al 08.02.91

  SPINA GIOVANNI

  09.02.91 al 08.05.91

  POLIZIO LUDOVICO

  09.05.91 al 07.01.92

  FASANO MICHELE

  08.01.92 al 07.07.93

  de LUCA FRANCESCO

  08.07.93 al 05.07.94

  GRAZIUSO SALVATORE

  23.12.94 al 14.01.99

  DE ROSA GIOSUE`

  14.01.99 al 14.07.03

  DE ROSA GIOSUE`

  14.07.03 ad oggi

 

 

 

 

 

 

IMMAGINI  DA  CASORIA                  (vecchia e nuova……………)

                                                                         

 

 

 

piazza  S.Croce

                                                                                 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                               interno di S.Mauro

 

 

 

 

 monumento a Padre Ludovico

 

 

 

 

                                                            

 

 

 

 

                  

 

    

 Chiesa S. Mauro

                Chiesa di Padre Ludovico

                             Piazza Municipio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CHIESE 

 

 

CHIESA DI S. BENEDETTO

Il più antico documento rinvenuto nella chiesa di S. Benedetto ed attestante l'antica presenza di una primitiva Cappella, è la lapide di un sarcofago di un guerriero, certo Iacopo Torello da Fano, venuto al seguito di Innocenzo IV in Casoria nel 1254, morto nel 1281 e sepolto nella detta Cappella. La costruzione dell'attuale Chiesa a Croce latina, ad unica navata con cupola maiolicata, fu iniziata nel 1605 ma fu terminata solo nel 1694. La facciata di S. Benedetto, pur essendo stata eretta quasi contemporaneamente a quella di S. Mauro, (tipicamente barocco) se ne differenzia per l'accento volutamente neoclassico. All'interno vi sono stucchi e decorazioni tardo barocco ed un trittico di S. Cirillo risalente al 1740. Dell'antico campanile del XVII secolo, ricostruito nel 1930, rimane solo una pregevole scala a chiocciola in piperno.

 


CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE

La facciata e l'interno della Chiesa di S. Maria delle Grazie, e chiesa dell'Assunta (dall'omonima raffigurazione della tela sull'altare, della scuola del Solimene), costituiscono una delle migliori testimonianze del gusto architettonico tardo barocco in Casoria. Le prime notizie su questa chiesa risalgono al 1459. L'attuale edificio, del XVIII secolo, forse completato nel 1737, è ad una navata; particolarmente pregevoli il coro ligneo e gli stucchi roccocò dell'annessa congrega del Rosario, recentemente restaurata, l'organo e l'altare maggiore. Nel 1857, a causa dell'abbassamento del livello stradale, fu costruita una scala laterale all'edificio, che modificò l'ingresso alla Chiesa.

 


CHIESA DI S. MAURO

In sostituzione dell'originaria chiesa di S. Mauro nel 1606, fu iniziata la costruzione attuale a croce latina ed a una navata più grande della precedente. Nel 1621 fu terminata la crociera superiore con la cupola coperta di lastre di piombo e con le due prime cappelle della navata. Eretta in Collegiata fin dal 1702, bellissima basilica a stile romano, dichiarata monumento nazionale per il soffitto a cassettoni decorato in oro zecchino eseguito sotto la direzione di San Francesco de Girolamo 1660 - 1700 e per il suo battistero marmoreo, artistico, di disegno assai pregevole. Vi sono dipinti di Andrea Vaccaro e del Martino, discepolo di Luca Giordano. Di un certo pregio sono l'altare maggiore eseguito nel 1775 quasi contemporaneamente al pulpito posto a sinistra della navata ed all'organo ligneo dorato. Nella stessa chiesa vi è la Congregazione di Maria SS. della Pietà, sul cui altare maggiore vi è un dipinto, rappresentante la Deposizione, che pare sia dello Spagnoletto.

 


 

MONUMENTO A PADRE LUDOVICO

 

Nella piazza S. Croce vi è una statua in bronzo del Ven. P. Ludovico da Casoria, dello scultore Cifariello. Circondato da un cancelletto di ferro il monumento si eleva a sette metri dal piano della piazzetta S. Croce, Intorno vi corre un'aiuola interna nel mezzo delle quattro facce da quattro piani inclinati, che da terra vanno in su fino alla base, di pietra vesuviana. Nell'aiuola arieggia un tronco di piramide, dalla cui base superiore, s'innalza il basamento quadrato, e da questo una colonna di granito sormontata da un capitello di pietra vesuviana, sul capitello grave il busto bronzeo del nostro Grande. Il capitello ha quattro facce con quattro spigoli che portano scolpiti ognuno un piccolo fascetto di gigli , sulla faccia anteriore v'è una colomba, con le ali aperte.

 


 

CHIESA DEL CARMINE

Chiesa di modeste dimensioni risalente nella struttura primordiale della annessa congrega, al 1651, come risulta da una tavola mormorea di chiusura di un sepolcreto. Ebbe regola proprie nel 1754 sotto Carlo III Re delle due Sicilie. L'originale planimetria della congrega, doveva corrispondere all'incirca all'attuale pianta, e occupava lo spazio che intercorre tra via Cavour e la Cupola della attuale Chiesa. Essa fu poi allungata, aggiungendovi un braccio opposto alla cupola e trasportandosi in questo, l'altare in tassellatura di marmi policromi, che già esisteva sotto la cupola; detto prolungamento corrisponde all'attuale pianta della Chiesa. Si presenta con un'unica navata centrale, adorna nella sua lunghezza da lesene e fregiature tardo-barocche; vi si possono ammirare due bellissime tele raffiguranti una "S. Anna" e un "S. Nicola" attribuite al "Mozzillo". La congrega anch'essa ricca di stucchi presenta diverse pitture di stilistica tardo-barocco. Da notarsi la pregevolissima pavimentazione di mattoni maiolica a disegni simmetrici , di notevole fattura.

 

 


 

 

CHIESA DEL SS. SACRAMENTO

Trattasi di un edificio ecclesiastico con annesso convento, commissionato dall'ordine religioso delle Vittime Espiatrici di Gesù Sacramento, intorno alla fine del XIX sec. Tale edificio trovò giusta ubicazione nel centro urbanistico di Casoria sull'attuale e centralissima via S. Rocco, poco lontana dalla Piazza Principale e della sede del Municipio. Le trattative di acquisto furono iniziate dalla madre fondatrice dell'Ordine nella metà del 1890 e si conclusero due anni dopo, affidando all'ing. Francesco Orefice il compito di progettare e dirigere i lavori. Questi iniziarono il 19 febbraio 1893 e furono conclusi il 1899; l'opera nella sua imponente struttura vuole essere un lapilissiano esempio di rivisitazione in stile gotico, le cui cause sono da ricercarsi nell'ambito dello "storicismo eclettico" e di quel "new gothic" che tanta parte ebbe nella formazione di un non stile "fin de siecle". L'edificio si compone con una planimetria espressa in forma di croce latina a tre navate di cui una centrale e due laterali sulle quali si aprono otto cappelle con i rispettivi altari in marmi policromi; l'invaso interno si conclude in un vasto presbiterio riccamente adornato di stucchi, dove trova giusta collocazione l'altare centrale di chiara ispirazione barocca. La navata centrale presenta una copertura di volte a crociera, riccamente decorate poggianti su di un imponente colonnato. La facciata di pietra tufacea è tripartita in senso longitudinale e trasversale con due ampi contrafforti laterali decorati con archetti pensili. Centralmente vi è un rosone di vetri policromi che funge da punto di rottura con l'impressione di rigore stilistico che permea tutta la facciata. L'annesso monastero include un ampio chiostro, due cori e dei coretti, di indubbio interesse architettonico non praticabili, data la regola claustrale vigente presso l'ordine.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 LO SPORT A CASORIA

UN MEETING DI DUE GIORNI NEL PALACASORIA. PREMI AI MIGLIORI LAVORI
Arte, cultura e ambiente per la rinascita

Casoria. Riscoprire la storia e valorizzare i monumenti artistici che pure sono tanti in città. A Casoria, gli alunni, opportunamente preparati dai loro docenti, si trasformano in novelli «ciceroni» illustrando, a chi volesse mostrare interesse e attenzione alla tematica, le caratteristiche dei beni culturali cittadini. Il programma, promosso e preparato nei dettagli dal distretto scolastico diretto da Francesco Palladino, è partito sabato 15 maggio.
Gli alunni dell'istituto parificato Fiumarelli di via Toti sono stati gli esperti che hanno illustrato le caratteristiche di pregio della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Purgatorio. Il programma, in maniera articolata e precisa, continuerà fino al 5 giugno e coinvolgerà anche gli alunni della scuola «Giardino d'infanzia», che spiegheranno il valore artistico della basilica di San Mauro e del suo archivio storico. La storia della chiesa madre di Casoria sarà ripresa, tra gli altri, anche dagli alunni del
circolo didattico che hanno studiato a fondo anche le particolarità della chiesa Santa Maria delle Grazie.

 

 

 

   
 

 

 

 

Casella di testo: L'itinerario artistico-culturale Maggio dei monumenti a Casoria interesserà, inoltre, la chiesa di San Benedetto e quella del Sacro Cuore, la Casa natale del beato padre Ludovico, il Madrinato San Placido, l'istituto Brando, la chiesa di Sant'Antonio Abate e quella del Santissimo Sacramento. A essere coinvolti nel progetto saranno altresì gli alunni dell'Istituto Sacro Cuore, della scuola media padre Ludovico, del III e V circolo didattico, dell'istituto San Francesco e J.J. Rousseau, della scuola Baby Garden, dell'istituto Brando e dell'istituto Velotti suore Francescane. 
«La nostra città è ricca di storia religiosa al pari e forse anche più di altri centri limitrofi che opportunamente finora hanno cercato di incentivare il turismo religioso», affermano alcuni docenti. E aggiungono: «La nostra iniziativa non solo mira a far conoscere la storia e a riscoprire tradizioni e valori ma anche a invogliare gli alunni ad apprezzare il patrimonio artistico locale». 
Il Distretto scolastico di Casoria, in collaborazione con quelli di Frattamaggiore e Afragola, quest'anno ha rivolto anche un'attenzione particolare all'ambiente e ai suoi problemi. Nell'ambito della XVIII edizione del tradizionale premio distrettuale, gli organizzatori hanno scelto il tema «L'ambiente, patrimonio comune della umanità» da sottoporre agli studenti che hanno partecipato con elaborati grafici e scritti. La premiazione è stata effettuata il 18 e 19 maggio, nel Palacasoria alla presenza di autorità politiche, civili, religiose e militari. 
d.m.

 

                                                                                       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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saluti da Casoria,

gli alunni del corso PON